Blitzkrieg?
Il piano di guerra irakeno sembra imperniarsi su tre distinte forze armate: l’esercito regolare (quasi 200.000 uomini), male armato e poco disposto al sacrificio supremo; la Guardia repubblicana, (80.000), ben armata e addestrata, ma la cui fedeltà non è più sicura come un tempo; e, infine, i fedelissimi di Saddam e cioè la Guardia Speciale Repubblicana (30.000), le forze di polizia (100.000) e la milizia di partito (forse 200.000). In questi giorni si è avuta notizia della costituzione di altri tre reparti speciali: l’armata Fidayi, formata dai membri più fedeli del partito, l’armata di Protezione Speciale, destinata a proteggere l’incolumità del dittatore e l’esercito di Liberazione Al Quds, composto da volontari provenienti dai paesi arabi. Anche la struttura territoriale della difesa è divisa in cerchi concentrici imperniati su Baghdad. I settori più minacciati sono quelli all’estremo nord e sud del paese, rispettivamente quello di Mosul e di Bassora. Mosul è difesa dal 5° corpo d’armata (40.000 uomini), mentre a Bassora si trova il 3° corpo d’armata (35.000). La seconda cinta di difesa è formata a nord dal settore di Kirkuk, presidiata dal 1° corpo d’armata (45.000) e, a sud, da quello di Kut al Amara dove si troverebbe il 4° corpo d’armata (35.000). La terza cerchia difensiva vede, nel settore meridionale di Qadisiya, il 2° corpo d’armata (35.000) mentre nella regione natale di Saddam, a Tikrit, si trovano ben tre divisioni della Guardia Repubblicana (40.000). Al centro del paese, nella capitale Baghdad, sono concentrate le tre divisioni corazzate della Guardia (40.000) oltre alle quattro brigate della Guardia Speciale Repubblicana, sette brigate di forze speciali di 1.000 uomini ciascuna e parte delle forze di polizia. In tal modo le divisioni regolari assorbirebbero il primo urto mentre la Guardia potrebbe contrattaccare l’avanzata americana mentre questa si troverebbe in crisi logistica.
Conflitto chimico e batteriologico?
Ciò non significa che i settori di Kirkuk e Mosul, così come quello di Bassora, possano essere conquistati facilmente: i pozzi petroliferi saranno incendiati, mentre è probabile che i combattenti curdi e sciiti possano subire pesantissime perdite a causa di bombardamenti missilistici con testate chimiche, contro i quali non hanno protezione. Le forze alleate si troverebbero così a dover agire in territorio contaminato, indossando le pesanti e scomode tute Nbc in un caldo torrido, fino a bonifica avvenuta e non senza subire anch’esse perdite rilevanti. Superfluo aggiungere che tale bombardamento potrebbe colpire anche Israele, e, con minori probabilità, il Kuwait e l’Arabia Saudita. A tal fine, pare che sia stata anche costituita una squadriglia di piloti suicidi. Le armi chimiche e batteriologiche avrebbero un ulteriore possibile impiego. Una volta che le divisioni anglo-americane fossero in vista di Baghdad, Saddam darebbe ordine di creare, attorno alla capitale, un anello di devastazione di gas nervino, così da costringere gli avversari a operare con tute Nbc prima di entrare nella cerchia urbana, oltre a far saltare strade e ponti.
Baghdad come Stalingrado?
L’isolamento di Baghdad costringerebbe i 4 milioni di abitanti a restare in città, diventando, loro malgrado, scudi umani e aumentando in modo esponenziale le perdite civili nella battaglia decisiva (The Post del 19 febbraio 2003). L’obiettivo dichiarato di Saddam è ormai certo: quello di trasformare Baghdad in un’altra Stalingrado, cercando di prolungare la resistenza fino a un armistizio, conscio che l’opinione pubblica occidentale resterebbe traumatizzata sia da migliaia di morti in battaglia angloamericani che dalle decine di migliaia di vittime tra i civili. Le foto dei satelliti mostrano come Baghdad sia ormai diventata un campo trincerato con due anelli di difesa: uno esterno, rappresentato dai tre sobborghi residenziali di Baiji, Ramadi e Suweira e presidiato dalla Guardia Repubblicana; e quello interno, difeso dalla Guardia Speciale Repubblicana. Inizierebbe così il combattimento urbano vero e proprio, il più costoso di tutti, in termini di vite umane, di consumo di materiali e di usura dei reparti. La percentuale di perdite per l’assalitore vittorioso si aggira, solitamente, sul 25-30% di perdite e quelle per esaurimento fisico e psichico sul 20% (statistiche israeliane). Per la conquista delle città sarà quindi necessario impiegare molti uomini e molte munizioni mentre nelle abitazioni, destinate a diventare campi di battaglia, si troveranno decine di migliaia di non combattenti. In questa battaglia le forze alleate dovranno seguire la recentissima “Doctrine for urban operations” del 16 settembre 2002, la quale dà grande importanza all’evacuazione della popolazione e al salvataggio delle infrastrutture, in vista di un graduale ritorno alla normalità dopo la fine dei combattimenti. Previsto anche l’uso massiccio delle più moderne tecnologie: droidi da combattimento, denominati Fester, per esplorare cantine e gallerie, webcam per fornire quadro dettagliato delle operazioni, aerei senza pilota per condurre ricognizioni. A ciò si è aggiunto un addestramento intensivo e una migliore coordinazione con i carri armati, seguendo l’esperienza fatta dagli israeliani durante l’attuale Intifada.
I parametri del piano Usa
Strategicamente, il piano di guerra adottato dal comando statunitense si impernia su criteri di estrema velocità e concentrazione della forza. L’obiettivo è quello di colpire simultaneamente postazioni missilistiche e siti con armi di distruzione di massa, demoralizzare le forze armate irakene e, soprattutto, sopprimere Saddam Hussein con tutto il suo governo in un lasso di tempo che va dalle 3 alle 48 ore. Per vanificare i piani irakeni e limitare le perdite, infatti, la guerra dovrà decidersi in poco più di 72 ore. A causa della mancata collaborazione della Turchia, i campi petroliferi nella zona di Mosul e Irkuk dovranno essere conquistati da assalti eliportati, le cui task forces saranno composti, probabilmente, da reparti della 101° divisione e da tecnici specializzati nello spegnimento degli incendi ai pozzi, mentre colonne corazzate provenienti dal Kuwait si dirigeranno verso Baghdad. Al contingente britannico, più debole logisticamente, sarà riservata la conquista di Bassora mediante attacchi eliportati e corazzati: più ostico si prefigura un assalto anfibio nella penisola di Faw e a Bassora stessa.
Il giorno X? Oggi, 20 marzo o…
Si parla anche di un rischiosissimo assalto aeroportato della 16 divisione britannica all’aeroporto di Baghdad ma, paradossalmente, la scelta di ricorrere all’audacia e alla velocità è, visti i piani irakeni, la più prudente. Se le forze d’élite anglo-americane riuscissero a contattare la Guardia Repubblicana “tenendola per la cintura”, l’uso di armi chimiche e batteriologiche finirebbe per provocare più vittime tra gli irakeni che tra gli occidentali. L’attacco potrebbe avvenire entro le 72 ore successive il discorso di lunedì notte di Bush alla nazione americana, cioè oggi, giovedì 20 marzo. Ma potrebbe essere posticipato anche fino al 1° aprile, giorno di luna nuova, per sfruttare il vantaggio derivante dai migliori visori notturni occidentali. L’esito della guerra, dunque, è legato a una molteplicità di incognite, tanto da far condividere l’angoscia di Giovanni Paolo II per le sorti di milioni di uomini.
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