Bocca, tu quoque?
Salvo solo Cofferati e detesto non solo quel furbastro di Berlusconi ma anche quel mangiatore alla greppia di Pera, quel cretino di Violante, quel trasformista di Fini, quel capobanda di Mieli, quel brasseur d’affari di Velardi. Ho ammazzato a sangue freddo un prigioniero tedesco («Atto penoso, ma che un comandante doveva eseguire») e ho nostalgia di un antifascismo tipo quello che «quando Gentile fu giustiziato, nell’aprile ’44, io approvai totalmente» («Giustiziato»? Ma se perfino Oskar Kristeller, il mitico studioso del Rinascimento italiano, l’ebreo Kristeller, ha lasciato scritto: «Quando Gentile fu ucciso mi disperai, perché Gentile mi aveva salvato la vita, e perché quelli che lo ammazzarono non erano antifascisti, ma comunisti della peggior specie»?!). Ma tant’è. Così parlò dalle colonne dell’Espresso Giorgio Bocca. Un sorta di testamento spirituale il suo. Anche se lamenta che «a me pare che la stampa sia vergognosa» perché «ho notato che non mi citano più da nessuna parte». Ma dov’è la notizia? In chiusa. Dove «l’antifascista sempre»di cui già si sapeva che era stato alla dipendenze di molti italiani illustri, da Mussolini a Carlo De Benedetti, ammette che sì, c’è stato un periodo strano anche per lui (Bocca, ndr), dacché “ho lavorato con lui (Berlusconi, ndr) vent’anni fa».
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!