Bologna oggi, l’Italia domani

Di Reibman Yasha
03 Novembre 2005

Lo scontro in piazza a Bologna tra Sergio Cofferati e Fausto Bertinotti prefigura i prossimi anni del nostro Paese qualora il centro-sinistra dovesse vincere le prossime elezioni? Il sindaco del capoluogo emiliano, già leader della Cgil, ha deciso di sgomberare alcune case abusive, abitazioni precarie in cui vivono per lo più stranieri e persone disagiate. La scelta non è stata digerita da Rifondazione Comunista, i cui dirigenti locali e nazionali si sono domandati se non fosse arrivata finalmente l’ora per uscire dalla giunta comunale. Per Cofferati è una questione di legalità, per Bertinotti di diritto alla casa, all’asilo, a una vita dignitosa.
Al di là del merito della questione, i non bolognesi si chiedono quanto tutto questo non sia solo un assaggio delle tensioni, ipoteticamente molto maggiori, di un prossimo governo Prodi. Per evitare di svegliarsi nell’incubo, il candidato premier dell’Unione, anche lui casualmente di Bologna, spinge per costituire un partito democratico, un unico partito di centro-sinistra. L’iniziativa raccoglie molta eco soprattutto sulle pagine autorevoli del Corriere della Sera, ma non sembra tener conto del dato oggettivo di una legge elettorale proporzionalista. Ai partiti, cioè alle loro dirigenze e alle loro strutture, non conviene unirsi, ma restare separati esaltando le singole identità. Romano Prodi e tutta l’opposizione hanno sparato sulla legge elettorale voluta dal centro-destra, ma, ammesso che vincano, non illudiamoci che la cambino.

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