Bologna, prove di anni ’70
Non è mica vero che el pueblo unido jamas serà vencido. Metti che a Bologna, la Bologna “rossa” che dal ’99 ha per sindaco un macellaio forzaitaliota, ci siano le elezioni universitarie studentesche per eleggere i rappresentanti del Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo. Metti che la sinistra voglia riconquistare simbolicamente la città che dopo le Europee del 2000 e la Caporetto del 13 maggio è più azzurra che rossa. Metti che a Bologna da un po’ di tempo circolino più no-global per le vie della città, che Attac Italia vi abbia fissato la propria sede e che il Social Forum sia nell’ultimo periodo molto attivo, con l’appoggio di Verdi e Rifondazione.
Prove tecniche di elezioni nazionali?
Metti che a marzo, una settimana prima del bando che fissa le regole di votazione, i rappresentanti di sinistra stravolgano la modalità di voto, saltando il Consiglio studentesco, e cambino le carte in tavola. E che per far questo siano disposti a diminuire il numero dei rappresentanti del Consiglio stesso portando il numero da 5 a 3. Metti anche che il rettore, Pier Ugo Calzolari, commenti positivamente il baratto parlando di «democrazia». Metti che nei mesi precedenti al voto vengano organizzati incontri con Roberto Zaccaria (che pontifica su che cosa significa comunicare in questi tempi cupi), Fabio Fazio (che presenzia a una mostra fotografica sul G8), Luciano Violante, Libero Mancuso (il più gettonato), Gherardo Colombo, Gerardo D’Ambrosio, Giuliano Giuliani, Oliviero Diliberto, Cesare Salvi, Franco Grillini e Gavino Angius (che però bidona). Metti che per una settimana venga organizzata la “Festa dell’Università” nella piazza antistante l’Ateneo, con una radio locale che mette a disposizione le sue strutture per produrre musica, canti, balli e girotondi che tanto piacciono ai giovani. E che lo striscione a caratteri cubitali che accoglie i neogirotondini riproduca i caratteri della testata de l’Unità.
Quando il magnifico rettore esterna
Metti che sui giornali escano articoli in cui si accusano gli avversari di minacciare, all’interno dell’ateneo, gli studenti ma che poi a casa degli iscritti arrivino lettere bollate Ds e telefonate dei partiti “democratici” che danno indicazioni di voto. Metti che il punto centrale della campagna elettorale della gauche plurielle italiana, in tempo di 3+2 e di carenza di aule-studio, sia «rendere la piazza universitaria un’isola pedonale», tanto per prendere due piccioni con una clava e sgambettare così anche il sindaco macellaio. Metti che accada tutto questo e che poi il 15 e 16 maggio la popolazione universitaria vada a votare. Metti che la sinistra unita abbia perso e che la maggioranza non sia stata conquistata. E aggiungi pure che qualche agenzia batta la notizia che «la sinistra è vicina al sorpasso» tanto domani è un altro giorno e c’è sempre tempo per dimenticarsi di smentire. Metti anche che il rettore commenti con “soddisfazione” l’alta affluenza alle urne così esternando: «l’elemento più significativo è l’aumento della percentuale dei votanti rispetto alle elezioni di due anni fa. Questo è particolarmente positivo, in un panorama generale che vede in calo l’esercizio di un diritto e una libertà democratica di grande importanza nella società civile». Ma la società civile è stata convinta più che dai dibattiti e dai girotondi dalla presenza dei ragazzi di Student Office, lista apartitica vicina a Comunione e Liberazione, che in campagna elettorale hanno vinto parlando di riforma, di gestione degli spazi, di sussidiarietà orizzontale e verticale. E che non hanno permesso che il giorno dopo uscisse sui giornali il titolo «El pueblo unido jamas serà vencido».
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