‘Bombardiamo’ di informazioni libere il popolo iraniano

Di Reibman Yasha
10 Novembre 2005

Scrivo alla vigilia della fiaccolata indetta dal Foglio per dire un chiaro “No” alla minaccia del presidente iraniano Ahmadinejad di cancellare Israele. Grazie anche alle nostre fiaccole, il mondo occidentale si sta mostrando unito e teso a evitare che un’altra Shoà possa riproporsi. Non è la prima volta che presidenti iraniani profetizzano la distruzione dello Stato ebraico, ma è la prima che i governi europei rispondono in modo fermo.
Considerata la tradizionale politica di amicizia della Farnesina nei confronti del regime khomeinista a Teheran non si può non cogliere il straordinario coraggio del nostro ministro degli Esteri, Gianfranco Fini. Ora bisogna proseguire, non esitare, non fermarsi. Bisogna rafforzare la proposta francese, che senza precedenti propone di deferire al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il comportamento dell’Iran e la sua mancata collaborazione per la questione nucleare. Bisogna ascoltare Arturo Parisi che ipotizza sanzioni. Bisogna pensare eventualmente anche a ritirare gli ambasciatori e rilanciare la proposta di Angelo Panebianco di escludere l’Iran dalle competizioni sportive, a cominciare dai mondiali in Germania.
Dobbiamo bombardare gli iraniani di informazione anche tramite trasmissioni televisive via satellite in lingue e dialetti locali. Dobbiamo dare voce e visibilità all’opposizione iraniana. Abbiamo la tecnologia per farlo, facciamolo. La maggioranza dei cittadini iraniani sono giovani e vogliono la libertà. Non abbandoniamoli.

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