BORGHESI E CAVALLERIA
Ordinando un certo vecchio archivio di appunti dell’università (sono passati quasi trent’anni!) è tornata fuori una citazione di Schneider (chissà, forse una di quelle che noi cielline freakkettone appendevamo all’entrata dell’università a commento di certi fatti di cronaca). Ecco, se oggi io fossi in università non troverei miglior commento per giudicare quello che è successo a Buttiglione che questo vecchio appunto di gioventù, che resta vero, perché è vero che se anche tutta Europa la pensasse come quei deputati isterici e inquisitori che hanno gridato allo scandalo perché il politico italiano ha fatto dichiarazioni che hanno a che fare con la sua coscienza: «La prima libertà dell’uomo è questa: vivere, agire, parlare, rendere testimonianza secondo la propria coscienza; senza questa libertà non ne esiste nessuna; poiché essa sostiene tutte le altre, è di origine divina e tutte le offese dell’uomo dovute alla violenza si risolvono nella violazione di questa libertà. Senza di lei non c’è alcuna prosperità e l’umanità può svilupparsi soltanto per mezzo suo». Che intollerante baccano intorno a quell’uomo! E perché intolleranza e baccano? Perché non vogliono sentire nemmeno lontanamente parole diverse da quelle che risuonano in tutte le televisioni, rotocalchi, film, fiction e canzonette d’Europa. Non vogliono sentir neanche parlare di qualunque cosa non sia la conferma di ciò che già pensano loro. Non vogliono sentir parlare né di peccato, né di male. Però se non sei come loro sei tu il peccato, sei tu il male. In effetti, altro biglietto che riemerge consunto e ingiallito dagli scaffali di una libreria, Dostoevskij aveva visto giusto: «Ci sono stati in Europa il feudalesimo e la cavalleria. Per mille anni la borghesia crebbe, si fortificò e diede finalmente battaglia ai discendenti dei cavalieri, li sconfisse e li cacciò. Ma dopo essersi sostituita all’aristocrazia la borghesia ha nettamente ingannato l’uomo del popolo e, invece di trattarlo da fratello, l’ha trasformato in forzato incaricato di nutrirla». Che altro è il borghese se non colui che crede di essere autosufficiente politicamente o economicamente o culturalmente o tutte queste cose insieme e, dunque, è disposto a darti credito, ad ascoltarti, a riconoscerti come individuo solo se sei disposto a confermare il suo punto di vista autoreferenziale? Siano rosa, verdi o rosse le autosufficienze restano nemiche del popolo, perché nemiche della realtà come diceva Pasolini. Lui sì che era un cavaliere!
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