Braccio di ferro Blair
Sul finire degli anni ‘90, Gianni Agnelli dichiarò, in un’intervista al Corriere della Sera, che «il vero problema dell’Italia è di non avere avuto dieci anni di governo Thatcher». Chi è oggi capace di seguire e applicare, spesso in maniera ancora più spinta, la ricetta Thatcher è l’uomo che nei sogni dei socialdemocratici avrebbe dovuto farla dimenticare, cancellarne il ricordo: Tony Blair. Il premier britannico, infatti, ha sfidato la Nazione con la propria posizione sulla guerra in Irak: ha pagato il conto alle amministrative, ma l’emorragia epocale di consensi prospettata dalle cassandre di turno non c’è stata. Anzi. A livello interno, poi, la sua politica è andata ben oltre i precedenti di Maggie. Già, perché neppure la Thatcher aveva mai osato toccare i sussidi alle ragazze madri e agli handicappati, cosa che invece Blair ha fatto. In fatto di lotta alla criminalità, poi, il premier ha sfidato tutti con scelte controcorrente, da molti ritenute addirittura draconiane, come la riapertura dei manicomi criminali poiché «non possiamo permetterci che dei pazzi girino indisturbati per le strade». Vogliamo parlare di immigrazione? Profughi e rifugiati che non hanno diritto all’asilo in Gran Bretagna verranno espulsi dal Paese in un massimo di sei mesi dal loro arrivo e nel corso della permanenza, non riceveranno alcun contributo finanziario in contanti – come invece hanno fatto fino al 2001 – ma solo buoni per cibo e vestiti. Le riforme sono partite con un’accelerazione delle procedure per esaminare le richieste d’asilo, che, con i nuovi parametri, verranno concluse entro due mesi dall’arrivo del profugo. Una volta raggiunta una decisione, ci sarà un’unica possibilità d’appello (a differenza del sistema attuale, che prevede diversi ricorsi), che verrà considerata entro quattro mesi. In caso di esito negativo, il richiedente verrà immediatamente trasferito dal tribunale in un centro d’accoglienza e sarà rispedito in patria. Oggi, inoltre, Blair ha chiesto l’istituzione di centri di permanenza per clandestini fuori dai confini dell’Ue per evitare la loro presenza su suolo comunitario in attesa dell’espulsione. Scozia e Galles vogliono più autonomia? Nessun problema, c’è la devolution, altra scommessa vinta dal primo premier britannico a indossare i jeans quando lavora in ufficio a Downing Street: responsabilizzare e decentrare, questa la ricetta. Nemmeno Maggie avrebbe osato tanto. Blair di sinistra? Certo, nelle piccole cose che fanno contenti i perditempo della politica: apertura alle coppie gay (con un paio di outing istituzionali a colorare il tutto con le tinte del gossip) e dibattito sull’abolizione della caccia alla volpe. Sulle cose serie, però, i provvedimenti hanno in calce il timbro di “Iron Maggie”. E la Gran Bretagna va.
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