Brava Moratti. Domani il governo vara una riforma della scuola. Buona (ma con una storia di targhe alterne che non ci piace)
Il Consiglio dei ministri di domani, salvo ulteriori sorprese, dovrebbe approvare la legge di riforma della scuola. Sono state superate tutte le difficoltà che quindici giorni fa avevano fermato il provvedimento. Secondo le indicazioni della Lega, saranno le Regioni ad occuparsi della formazione professionale, mentre ai Ccd-Cdu è stato concesso che l’anticipo scolastico sia portato a 5 anni e 10 mesi, anziché a cinque anni e mezzo. In questi giorni il ministro Moratti ha anche ottenuto il consenso della Gilda (Snals e Cisl avevano già dato il parere favorevole) e dell’Agesc, l’associazione dei genitori cattolici. Le linee sostanziali della nuova legge prevedono dunque 5 anni alle primarie, 3 anni alle medie e 5 alle superiori. I cambiamenti più radicali sono stati introdotti nell’articolazione interna. I cosiddetti bienni infatti costituiscono i nuovi periodi in cui verranno verificate le conoscenze. In pratica in seconda, quarta elementare e in prima media ci saranno le verifiche per la valutazione delle conoscenze. Rimane poi l’esame di terza media e alle superiori le verifiche sono previste al secondo e al quarto anno. Ovviamente l’esame di stato di quinta conclude il ciclo scolastico. Se alle elementari è stata reintrodotta la possibilità di essere bocciati, così come all’esame di terza media (eventualità oggi molto remota), il sistema diventa farraginoso e per certi versi controproducente alle superiori. Rimangono gli scrutini quadrimestrali e di fine anno, ma negli anni dispari non si potranno fermare gli studenti impreparati. In pratica al primo anno del ciclo secondario lo studente se insufficiente anche nella maggior parte delle discipline, non viene respinto, ma con tutti i suoi debiti passa all’anno successivo. E così in seconda si ritroverebbe a dover sanare tutti i debiti acquisiti l’anno prima e in più a studiare i nuovi programmi. Oggi nella prassi corrente uno studente viene promosso alla classe successiva con tre, massimo quattro debiti e in genere quando sono così numerosi è molto difficile che riesca a colmare tutte le lacune. Con il nuovo sistema le materie da riparare potrebbero essere sei, otto, paradossalmente anche tutte. Se sommate a quelle dell’anno in corso, potrebbero diventare anche 15 con un carico di lavoro insostenibile per chiunque. Il destino scolastico sarebbe comunque segnato in quanto la riforma prevede che per passare al biennio successivo bisogna aver sanato tutti i debiti. Giuseppe Bertagna, l’estensore del documento di riforma, ha dichiarato a Tempi che tale metodo avrebbe il merito di rendere dinamico e “non sanzionatorio” il sistema delle verifiche annuali. Ma l’umiliazione o di essere retrocessi alla classe precedente ad anno avviato (decisione spettante al consiglio di classe) o di essere costretti all’abbandono precoce perché sovraccarichi di lavoro, sono ipotesi negative sempre in agguato di cui forse bisogna tenere conto. La realtà è una cosa, i progetti un’altra.
Pierluigi Castagneto
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