Bravo, usa i bimbi contro gli adulti
Mio caro Malacoda, vedo con piacere che nel combattimento hai imparato a sfruttare la forza dell’avversario, la sua irruenza, i suoi “valori”. È una tecnica che nella lotta fisica i giapponesi hanno saputo codificare nei princìpi dell’aikido: invece di resistere all’attacco si indietreggia, si fa finta di cedere, gli si fa mancare il punto di appoggio e lo si fa cadere in virtù del suo stesso slancio.
Con i valori del cristianesimo è la stessa cosa, basta far loro mancare il punto di appoggio e si rovinano da soli. Il punto di appoggio si chiama verità. Rendi l’uomo indifferente alla verità e il caos è assicurato. Ovviamente il gioco non dev’essere così scoperto, bisogna che la verità sia la loro ultima preoccupazione proprio mentre urlano: “Vogliamo sapere la verità!”, “Fuori i nomi!”, “Diteci tutto!”. Hai presente quel Ponzio Pilato diventato famoso per essersi lavato le mani? Il suo vero merito non è stato in quel gesto ma nel modo con cui fece la domanda più radicale della storia: «Quid est veritas?». Si capiva benissimo che non gliene fregava nulla, il tono era: “Su. dai, dimmi, e che cos’è ‘sta verità?”. Infatti non capì la risposta. Non la capì perché non la sentì, non se ne accorse nemmeno. Non la capì perché non la cercava.
Ma Pilato non può essere un modello pubblicamente proponibile, la sua atarassia può andar bene per qualche intellettuale, ma non può conquistare le masse. Le masse hanno bisogno di indignazione. L’indignazione è un sentimento nobile, ma anche qui, togli il suo ancoraggio alla verità, fallo vivere di pura reazione e hai trasformato quello che naturalmente è un sintomo per distinguere il bene dal male in uno strumento di abominio. Il campo di applicazione in cui questo metodo risulta più efficace è quello della giustizia. Qui la rivendicazione della verità disgiunta dal modo con cui la si accerta è garanzia di quei disastri che fanno la nostra fortuna.
Prendiamo il caso della pedofilia. È evidente che se fosse per noi ai bambini si potrebbe fare di tutto, ma è proprio in virtù di quanto detto dal figlio del nostro Nemico che noi possiamo fare di tutto anche agli adulti. Prendi la sua sentenza: «Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino e fosse gettato negli abissi del mare», togli quel “credono in me” che è superfluo, tralascia il verbo “scandalizzare” che potrebbe essere fuorviante, e trasformala in “i bambini non si toccano nemmeno con un fiore” e aggiungi, stabilendo un nesso logico che non esiste: “I bambini sono la voce dell’innocenza e la bocca della verità”. A questo punto lancia un sospetto e lascia che si autoalimenti nel tempo, come è successo in quella scuola alle porte di Roma. Hai tutti gli elementi per impiccare chiunque in nome di un nobile principio. Dopo aver relativizzato tutto hai imposto un nuovo assoluto: sui bambini no. Non perché sono uomini (sugli adulti accusati delle sevizie si può infierire anche prima che si accerti la loro colpevolezza), ma in quanto bambini. Poi cresceranno e ci occuperemo anche di loro. (Tranne che invece tu ci abbia già pensato e quegli adulti siano veramente colpevoli. Allora chapeau.)
Tuo affezionatissimo zio Berlicche
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