Brevi
Nessuno batte Kyoto
Nel febbraio 2005 è entrato in vigore l’accordo di Kyoto sulla prevenzione e la riduzione dell’inquinamento ambientale. L’accordo, ratificato finora da 157 paesi, non ha ricevuto l’approvazione da parte degli Usa. Gli ecologisti europei sono scatenati contro la politica ambientale Usa bollata come distruttrice del pianeta. Ma qui c’è il colpo di scena. Secondo uno studio dell’Institute Public Policy Research (Ippr) di Londra le nazioni Ue – eccettuate Gran Bretagna e Svezia – non stanno mantenendo gli impegni presi a Kyoto. I paesi della Ue si erano impegnati a ridurre dell’8 per cento l’inquinamento entro il 2012.
Nella lista nera ci sono Irlanda e Spagna che hanno incrementato le emissioni inquinanti rispettivamente del 20 e del 40 per cento. Cartellino rosso anche per l’Italia: ha aumentato le emissioni dell’11,6 per cento tra il 1990 e il 2003. Cartellino giallo per Francia e Germania: la prima conta molto sull’energia nucleare che produce (e che vende all’Italia), la seconda chiude gli impianti inquinanti dell’ex-Ddr. Predicano bene e razzolano male.
Aumentano i rifiuti urbani
Secondo i dati Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici) e dell’Osservatorio nazionale rifiuti (Onr) la produzione dei rifiuti urbani nel 2004 è cresciuta di oltre il 3,7 per cento rispetto al 2003. Questo significa che gli italiani nel 2004 hanno prodotto 31,1 milioni di tonnellate di rifiuti e quindi hanno superato il tasso medio di crescita dell’1,2 per cento del periodo 2000-2003. L’Osservatorio fotografa un’Italia a tre velocità per la produzione pro-capite di rifiuti. Il centro Italia è in testa alla classifica con 617 Kg/abitante per anno, il Nord si attesta sui 530 Kg, mentre i valori più bassi sono al Sud con 491 Kg. A livello nazionale nel 2004, la raccolta differenziata raggiunge i 7,1 milioni di tonnellate. Il Nord con il 35,5 per cento, supera l’obiettivo fissato per il 2003 (35 per cento), mentre il Centro ed il Sud risultano ancora lontani rispettivamente: 18,3 e 8,1 per cento.
Se le energie rinnovabili non bastano…
L’Italia, dati alla mano, è un paese che sconta una forte dipendenza energetica: importa più dell’80 per cento dell’energia che consuma. In particolare il prezzo dell’energia elettrica pesa parecchio: al netto delle imposte costa agli italiani quasi il 39 per cento in più rispetto alle media europea. Non solo: nel 2003 abbiamo importato 51 miliardi di KWh contro i 2 miliardi importati dalla Gran Bretagna.
Le energie rinnovabili (solare, rifiuti, eolico, ecc.) possono risolvere il problema? Difficile, rispondono gli esperti. Ad oggi esse producono circa il 2 per cento dell’energia elettrica che il mondo consuma.
L’Italia in questa classifica occupa il terzo posto in Europa: le energie rinnovabili producono circa 12 miliardi di KWh, ma tutto ciò non basta perché questa produzione copre solo il 4 per cento del fabbisogno elettrico del nostro paese.
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