Brevi
Rifiuti=Energia
I termovalorizzatori o meglio gli “inceneritori di rifiuti con recupero energetico” sono nel pieno della tempesta. Il motivo? Alcuni cittadini appena sentono che nel loro comune si progetta di costruire un inceneritore scendono in piazza per contrastarne la costruzione. Secondo la cultura dominante un inceneritore è un “diffusore di veleni”. Su questo ci sarebbe molto da obiettare. Primo: gli inceneritori di oggi non sono come quelli di venti anni fa. Sono tecnicamente più avanzati e dotati di filtri che eliminano le sostanze nocive che possono diffondersi nell’aria.
Secondo: la politica più corretta per l’incenerimento dei rifiuti è quella di fare un’accurata raccolta differenziata degli stessi, scremando quei rifiuti che possono inquinare l’ambiente. Soprattutto la plastica che se incenerita per produrre energia elettrica genera la diossina e quindi è molto pericolosa per l’ambiente e le persone. Una discarica di rifiuti, poi, se non controllata inquina molto di più l’ambiente di un termovalorizzatore e non produce energia.
Idrogeno: la ricerca allunga il passo
Generalmente si pensa all’idrogeno come a una fonte di energia naturale, in realtà ciò non è esatto in quanto deve essere estratto dall’acqua (elettrolisi) o da combustibili fossili (gas, carbone, biomasse) e ciò comporta un consumo di energia. In quest’ultimo caso, oltretutto, gli esperti in materia fanno osservare che produrre idrogeno dal carbone e dal gas provoca produzione di anidride carbonica e quindi vìola il protocollo di Kyoto che vuole ridurre queste emissioni inquinanti. Naturalmente ciò non significa che la produzione di idrogeno debba essere per forza inquinante. La ricerca va avanti. Alle Olimpiadi invernali di Torino del 2006 è stato mostrato un impianto per produrre l’idrogeno – realizzato nel comune di Cesana – che viene estratto dall’acqua, utilizzando l’energia dell’impianto fotovoltaico posto sul tetto di un edificio. È il primo in Europa a essere realizzato in montagna.
La Ue ci striglia forte su Kyoto
Bruxelles, capitale dell’Unione Europea, ci sta dando del filo da torcere sul protocollo di Kyoto. Ci ha assegnato un taglio del 6,5 per cento delle emissioni inquinanti nell’aria registrate nel 1990. Il ministero dell’Ambiente, capeggiato da Pecoraro Scanio, sta preparando il nuovo piano sulle emissioni che sarà divulgato verso la fine di settembre. Prevede di diminuire le emissioni di anidride carbonica di circa 98 milioni di tonnellate. Le imprese che sforeranno i limiti previsti dal governo dovranno adottare tecniche più efficienti o diluire la produzione su un periodo più lungo. Ovviamente tutto questo avrà un costo per le aziende italiane che verrà puntualmente scaricato sui cittadini-consumatori. Il piano nazionale approvato dal Cipe il 19 dicembre 2002 prevede la produzione di energia da fonti rinnovabili e anche dai rifiuti. Con buona pace degli avversari dei termovalorizzatori.
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