Brigatista? Bravò!
Parigi. In seguito alla richiesta di estradizione presentata alle autorità francesi dal ministro della Giustizia Roberto Castelli, il 10 febbraio è stato arrestato a Parigi Cesare Battisti, 49 anni. Battisti, che negli anni ‘70 fu tra i fondatori dei “Proletari armati per il comunismo”, nel 1987 venne condannato all’ergastolo dalla Corte d’assise e d’appello di Milano per una lunga serie di rapine e per quattro omicidi. In Francia godeva di un “asilo politico di fatto”, grazie alla “dottrina Mitterand”. Dottrina cassata nell’agosto del 2002 con l’arresto e l’estradizione in Italia di Paolo Persichetti, membro dell’“Unione dei comunisti combattenti” rifugiatosi in Francia nel 1991 dopo essere stato condannato a 22 anni per l’assassinio del generale Licio Giorgieri.
«Vittima della giustizia berlusconiana»
Battisti, che ha ottenuto in Francia una discreta popolarità come autore di libri gialli, sta ricevendo in questi giorni un forte sostegno che non si può definire che ideologico. La petizione che lo sostiene, e che trova sostegno nel mondo culturale e politico (www.mauvaisgenres.com/arrestation_battisti.htm), lo definisce così: «Scrittore di gialli, da quindici anni a Parigi con i suoi due bambini, questo militante italiano fu condannato nel suo paese per dei fatti legati alla situazione politica e sociale degli anni ‘70». La mobilitazione ideologica prosegue lunedì 16 febbraio, quando alcune centinaia di persone partecipano alla manifestazione alle porte del carcere parigino della Santé, nel quale è rinchiuso Battisti. Con il megafono in mano, lo scrittore Philippe Sollers accusa il “truffatore” Berlusconi di volersi vendicare del “rivoluzionario” Battisti. Si canta la “Bella Ciao” dei “resistenti” e di Santoro, martire primigenio. Il giorno dopo, il quotidiano Liberation dedica due pagine intere a Cesare Battisti e ai suoi sostenitori, seguito a ruota da Le Monde, che dedica al caso una pagina intera non della cronaca, come ci si potrebbe aspettare, ma della cultura.
A questo vanno aggiunti i commenti, come quello di Jean-Bernard Pouy, scrittore, su Liberation di venerdì 13 febbraio: «Gli intrighi ciechi e esacerbati della giustizia berlusconiana, aggravati da un profondo profumo di rancore, di delazione, di vendetta, hanno l’odore di quegli anni nei quali la camicia nera era di moda».
«Vittima di una vendetta infinita»
Ma l’Italia berlusconiana è peggio di quella fascista perché, continua Pouy, «qui non si tratta più di olio di ricino o di esilio alle Eolie, ma dell’ergastolo». Pouy conclude promettendo che se Battisti dovesse essere estradato, «il rancore durerà a lungo e la vendetta sarà fredda». Senz’altro un pacifista, questo Pouy. Stesso parallelo con il fascismo nel commento scritto da Erri De Luca su Le Monde di domenica 22 febbraio, in prima pagina, sotto il titolo singolare “Vendetta infinita” : «In questa Italia (quella degli anni ‘70, ndr), indurita da un partito unico, la Democrazia Cristiana, la più forte sinistra rivoluzionaria dell’Occidente prendeva radici nelle piazze. Questa generazione alla quale ho partecipato è stata la più incarcerata della storia d’Italia. Molto più di quella chiusa nelle prigioni dei venti anni fascisti: molto di più». Negli articoli e nei commenti Battisti non viene mai definito assassino, o terrorista, ma “compagno”, “attivista”, “militante”, “autore di romanzi gialli”, “rifugiato”, “esiliato”. Si potrebbe pensare che Cesare Battisti è davvero cambiato, che si è reso conto dei propri crimini e prova, se non pentimento, almeno rimorso. E invece no. Ecco la risposta data da Battisti a Bernard Strainchamps nel settembre del 2002, a proposito dell’Italia degli “anni di piombo”: «Un’Italia presa in ostaggio da un potere mafioso e assassino, sostenuto dagli Usa e contro il quale era diventato urgente lottare con tutti i mezzi, comprese le armi. Era pura legittima difesa». Mentre il signor Battisti, autore di quattro omicidi, ha vissuto in felice libertà in Francia fino alla settimana scorsa, l’ex terrorista di destra Mario Tuti, autore di tre omicidi, usciva in semilibertà in Italia, dopo aver vissuto qualche decennio in galera. Tuti ha riconosciuto l’orrore dei suoi delitti e si è fatto più di trent’anni di carcere. Battisti non si è pentito di nulla e fa il professore di giallistica. E secondo gli intellettuali di sinistra e il Monde cos’è il “giallo” Battisti? Ah, già, un caso di “Vendetta infinita”.
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