Brindiamo ai fast food
Il fast food italiano sta prendendo piede ed al Meeting di Rimini ha fatto le prove generali il marchio Sugò ideato dal vulcanico Andrea Lombardini. Intanto, a New York, al piano terreno della Torre Gemella sud, era stato avviato con un certo successo il Pasta Break, un altro fast food all’italiana ideato da Tony May, proprietario del già noto “I Gemelli”. Oggi entrambi i locali sono un ricordo, spazzati via dalla follia distruttrice che ha lasciato attonito il mondo. Tony May – raggiunto da noi al telefono il giorno dopo – non si rassegna: è già partito per riaprire nella 42ª Strada un altro Pasta Break, nonostante i 4 miliardi di danni subiti dall’attentato. Ora, il fast food, come noto, non fa parte della cultura di Papillon, ma i due esempi di Lombardini e di May hanno un qualcosa di positivo che afferma il valore del nostro Made in Italy alimentare nel mondo di cui Tony May è stato un campione. Nel primo c’è infatti un rispetto delle materie prime del territorio; nel secondo c’è una considerazione adeguata del vino, che fino a ieri era stato estromesso da tutti i fast food del mondo in ossequio a birra e Coca Cola. Voglio allora brindare alla rinascita dell’impresa di questo amico dell’Italia del gusto, con la mezza bottiglia di Monella che l’azienda Braida di Rocchetta Tanaro (tel. 0141/644113) ha messo da poco in commercio proprio per andare incontro a chi non vuol rinunciare a un bicchiere anche durante un pasto veloce. È una Barbera vivace, frizzante, che ha il profumo delle viole ed il gusto dei frutti rossi maturi. E segna una svolta nella già positiva tendenza verso l’apprezzamento del vino italiano da parte dei giovani. (massolon@tin.it)
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