BUGIE IN PIAZZA
Tocca occuparsi ancora, ahimé, di politica scolastica. All’orizzonte uno spettacolo noioso e visto infinite volte: lunedì 15, sciopero generale della scuola. Il comunicato sindacale che lo annuncia è di una tristezza desolante. Il trionfo dei luoghi comuni, della difesa dello status quo e della menzogna bella e buona. Chiedono «l’impegno ad interrompere una politica contrassegnata da tagli di risorse economiche e di risorse d’organico»: gli ultimi tagli di organico (leggi: riduzione del personale) stavano scritti nelle finanziarie del centrosinistra; da allora il personale non ha fatto che aumentare, anche per effetto delle innovazioni della riforma (ultimo aumento: 400 insegnanti alle materne, per coprire l’ingresso dei bimbi di due anni e mezzo). «La garanzia del diritto all’istruzione per tutti gli alunni diversamente abili, con l’attivazione dei posti di sostegno necessari»: sono aumentati di diecimila negli ultimi tre anni. «La garanzia del carattere nazionale del sistema di istruzione del secondo ciclo contro ogni deriva regionalista»: come se la riforma costituzionale che affida la gestione del sistema scolastico alle regioni non l’avesse fatta l’Ulivo (ma allora i sindacati non trovarono niente da ridire). Soprattutto proclamano «la netta contrarietà a qualsiasi intervento legislativo finalizzato alla definizione dello stato giuridico del personale della scuo-la che assegnerebbe» secondo loro «un indebito potere discrezionale del governo» e «minerebbe la libertà di insegnamento garantita dalla Costituzione quale fondamento di una scuola libera, pluralista e democratica» (pereppé, pereppé!). Peccato che gli insegnanti, quelli veri, di carne e ossa, che ogni giorno si spendono per i loro ragazzi, un nuovo stato giuridico che li sottragga alle grinfie della contrattazione sindacale (che regolamenta anche come devono muovere un dito, e affida la vita della scuola a un mostro che si chiama Rsu dove i bidelli – con tutto il rispetto per il loro ruolo, che è diverso – giudicano il lavoro degli insegnanti) e riconosca la loro professionalità lo vogliono eccome. Per ulteriori informazioni www.diesse.org
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