Buon rimpasto di Governo

Di Tempi
10 Gennaio 2002
Agli inizi degli anni ‘90 (il decennio del partito dei procuratori che fece da passe-partout ai governi di centro-sinistra e che oggi anche chi menò allora le danze - per esempio il Corriere della Sera di Paolo Mieli - rilegge come questo piccolo giornale ha letto da sempre, e cioè criticamente) il direttore di Tempi ebbe l’occasione di intervistare un certo Alain Minc, all’epoca ex braccio destro di Carlo De Benedetti.

Agli inizi degli anni ‘90 (il decennio del partito dei procuratori che fece da passe-partout ai governi di centro-sinistra e che oggi anche chi menò allora le danze – per esempio il Corriere della Sera di Paolo Mieli – rilegge come questo piccolo giornale ha letto da sempre, e cioè criticamente) il direttore di Tempi ebbe l’occasione di intervistare un certo Alain Minc, all’epoca ex braccio destro di Carlo De Benedetti.

Ragionando sulle conseguenze della caduta del Muro di Berlino, Minc ci spiegò che, a meno di una radicale quanto improbabile riforma dello Stato, vista in prospettiva europea, l’Italia sarebbe stata condannata a ruolo di retrobottega del Continente, un mercato importante per i suoi sessanta milioni di consumatori, ma politicamente irrilevante.

Nel migliore dei casi la frontiera dell’Europa sarebbe passata da Roma, nel peggiore quella africana da Napoli. Né l’uno, né l’altro dei casi si è avverato e questo perché nonostante il furore iconoclasta dei sostenitori della magistratura con l’elmetto, l’Italia non è diventata L’Avana di un Procuratore Maximo e, grazie alla presenza di un’opposizione forte ma responsabile, anche il badiale democristiano Romano Prodi, prima di cadere sotto il pugnale dalemiano, ha fatto in tempo a servire le ragioni italiane in Europa in un modo non appassionante, ma per lo meno decente.

È così che siamo approdati al traguardo europeo, nonostante i debiti prodotti dalla mancata fuoriuscita dallo statalismo e grazie ai sacrifici dei cittadini. Così ora siamo e resteremo in Europa con un governo che gode di una sfavillante fiducia degli italiani.

Dunque: cos’è questa storia dell’apriti cielo per il licenziamento di un ministro non più in linea con la compagine governativa? La sinistra ha un modo molto intelligente e assai argentino di risolvere i problemi, lo ha dimostrato anche in questo affare, l’appello alla mobilitazione di piazza. E allora? Non vogliamo mica credere alla Velina Azzurra di Claudio Lanti, “organo dell’opposizione interna alla maggioranza” secondo cui «l’opposizione è convinta che Silvio Berlusconi cadrà fra febbraio e aprile» e che «l’intervista al Corriere è stata solo l’ultima sceneggiata dello “smilzo” (Renato Ruggiero ndr) per cadere su una causa “nobile”, l’Europa, offrendo il petto al nemico davanti agli occhi umidi di Ciampi e sognando un possibile incarico di premier di un futuro “governo tecnico di continuità europea”». Non vorremo mica dar spago alle fantasiose illazioni per cui «sarà un caso, ma da qualche tempo sono tutti scesi in campo: tribunali, sindacati, poteri forti, banchieri spodestati dalle Fondazioni, killer della stampa nostrana ed estera. Notate l’improvviso attivismo di certe schegge democristiane…». No, le veline romane non possono spiegare ciò che il Wall Stret Journal ha sintetizzato in un titolo del 7 gennaio, titolo che in dieci parole fa a pezzi tutta l’ipocrita retorica che il circuito mediatico della sinistra europea ha rovesciato addosso all’opinione pubblica italiana e non: «Il nuovo inizio dell’Italia: il rimpasto del governo Berlu-sconi è un’opportunità».

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