Bush (e Putin) verso Bagdad
a guerra all’Irak è dietro l’angolo. Blair sta preparando la sua opinione pubblica e, anche se con più cautela, l’Europa è allineata agli Usa. L’unica a frenare è la Francia (Parigi recupererebbe mezzo punto di Pil se fossero revocate le sanzioni a Bagdad). Ma quali gli obbiettivi e le modalità dell’ultimo assalto a Saddam? Tempi ne ha parlato con Edward Luttwak, studioso di geopolitica, docente alle università di Berkeley e Yale e già consulente del segretario alla Difesa e del Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti.
C’è una recrudescenza della guerra in Afghanistan?
Nessuna recrudescenza. I Talebani sono stati sconfitti molto rapidamente, la loro organizzazione è crollata e tutte le loro basi sono state abbandonate. A Kunduz, a Kabul, a Mazar-E- Sharif e a Kandahar c’erano ancora nascosti grandi quantitativi di armi e di munizioni. Questo spiega le incursioni di Al Qaeda in varie località. Ora queste sacche di resistenza sono in via di totale “bonificazione”…
È vero che il prossimo obbiettivo sarà l’Irak?
Sì. Si sta andando verso la guerra all’Irak.
Guerra aerea o anche di terra?
No, si tratta di un piano multilayer, a più livelli. Bush non ha ancora preso la decisione di agire. Nel caso la prendesse, il primo livello condurrebbe all’organizzazione di un colpo di Stato militare da parte della Cia. Se questo non dovesse riuscire l’altra opzione è la mobilitazione di milizie curde, più alcuni gruppi di esiliati dal regime e l’infiltrazione di questi in territorio iracheno dal Kuwait e dalla Giordania…
Un’insurrezione?
No, si tratterebbe proprio di far entrare i combattenti attraverso la frontiera irachena e provocare una reazione forte di Saddam. Quindi entrerebbero in scena i bombardieri americani. Se ciò non dovesse funzionare avremmo una escalation e il conseguente impegno militare della coalizione.
In questo caso però l’Europa costituirebbe un punto interrogativo, non crede?
L’Europa non è più un punto interrogativo, perché già non si parla più d’Europa. Un mese fa c’era l’Europa perché tutti i Paesi europei erano contrari. Oggi la situazione è cambiata perché il governo britannico ha deciso di andare con gli americani. E si calcola che quando gli americani decideranno veramente di agire, altri seguiranno. Non i francesi. Ma è probabile che altri europei seguano. Dopo gli inglesi entreranno gli italiani, poi i tedeschi…
Sarà necessaria un’azione diplomatica in grande stile…
E infatti una delle grandi premesse è inquadrare i russi, avere i russi nel business, “square the russians”, averli dentro. Devono partecipare. Devono avere garanzie sui loro interessi economici nel post Saddam Hussein. E anche i cinesi devono essere d’accordo. Una volta che tutti accettano i francesi vengono ignorati…
I “francesi ignorati”?
Quando il presidente Chirac è stato a Washington per parlare con Bush del terrorismo e della situazione in Afghanistan ha incominciato a dire: non dovete offendere i sauditi, dovete stare attenti a questo e a quello. Ci si è chiesti: ma questi da che parte stanno?
Ma lei pensa sul serio che gli Usa incasseranno l’ok di Russia e Cina?
È in corso una trattativa. I russi non hanno un interesse particolare che gli americani attacchino l’Irak. Però se i russi hanno garanzie sui loro interessi, promesse, partecipazioni…
E la Cina?
Anche per i cinesi si tratta di uno scambio. Loro non hanno particolari vantaggi, ma in cambio di concessioni in certi settori…
Ma un attacco all’Irak non rischia di dar ragione a chi accusa: «Ecco cos’è la guerra al terrorismo, una scusa per curare gli interessi occidentali in una regione ricca di petrolio e di oleodotti». Cosa risponde?
Che la motivazione non è questa. Chi scrive, pensa o dice queste cose sa ben poco di geopolitica, non sa nulla di economia e tanto meno di economia petrolifera. La ragione vera che porta ad agire contro l’Irak è che se uno non fa niente ti svegli un bel giorno e c’è una nave che sta esplodendo nel porto di Baltimora rilasciando nell’atmosfera tonnellate di gas nervino. Uccidono tremila persone. E poi, subito, qualcuno direbbe: «non potevi non sapere che c’era questa minaccia». Tutto qui, questa è la motivazione.
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