Bush rincorre il voto ispanico

Di Rodolfo Casadei
19 Marzo 2004
È opinione largamente diffusa che alle presidenziali americane del prossimo mese di novembre il voto delle minoranze etniche sarà decisivo più che in qualunque precedente elezione.

È opinione largamente diffusa che alle presidenziali americane del prossimo mese di novembre il voto delle minoranze etniche sarà decisivo più che in qualunque precedente elezione. Un certo numero di provvedimenti presi e di progetti presentati da G. W. Bush mirano evidentemente ad attirare quote di voto etnico maggiori che in passato, soprattutto in considerazione del fatto che tradizionalmente le minoranze negli Stati Uniti (afro-americani, ispanici, ebrei, italiani, irlandesi, ecc.) votano in maggioranza Democratico. Il voto ispanico è particolarmente appetito da G. W. Bush, perché esso potrebbe fare la differenza in Stati decisivi per la sua rielezione come Florida, New Mexico, Arizona e Nevada. Pur rappresentando il 13% della popolazione Usa, gli ispanici attualmente costituiscono solo il 4% dei votanti registrati, ma nei quattro Stati prima nominati sono invece più numerosi della stessa media nazionale della loro presenza. Un anno e mezzo circa dopo la sua elezione (maggio 2002) Bush, che nelle presidenziali del 2000 aveva raccolto poco meno di un terzo del voto ispanico, sembrava destinato a battere il record stabilito da Reagan nel 1984 come candidato presidenziale Repubblicano più votato dagli ispanici nella storia: mentre il vincitore della Guerra fredda aveva raccolto il 37% dei loro voti, i sondaggi accreditavano Bush di un 44%. Giocavano a suo favore l’amicizia col presidente messicano Fox ed il carisma mostrato nel dopo l’11 settembre. Da allora, tuttavia, il gradimento del presidente presso questo gruppo etnico è costantemente diminuito, fino al 30% nel gennaio scorso. C’è certamente una quota di indecisi (19% del totale) che in parte almeno alla fine voterà per Bush, ma il “sorpasso” rispetto al candidato Democratico che il presidente uscente sognava sembra essere lontano. Merita di essere notato che l’ultimo sondaggio si è svolto dopo che il presidente aveva annunciato il suo progetto di sanatoria che trasformerebbe milioni di immigrati legali (in maggioranza ispanici) in lavoratori con visto triennale rinnovabile per altri tre anni. Come mai? L’impressione è che Bush abbia finora deluso le attese dei suoi potenziali elettori, che si aspettavano programmi di regolarizzazione permanente (la famosa green card che comporta il diritto alla residenza illimitata) e non misure parziali. Il timore di perdere voti fra i bianchi conservatori ha frenato il presidente. Che potrebbe recuperare qualche quota di consenso col suo progetto di emendamento costituzionale per proibire i “matrimoni gay”: gli ispanici sono progressisti sui temi sociali, ma conservatori in materia di costumi e morale familiare. La deriva liberal dei Democratici potrebbe gettare una quota crescente di questi elettori fra le braccia del presidente uscente.

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