Buttiglione rinuncia alla Pubblica Istruzione?

Di Tempi
01 Dicembre 2000
Silvio Berlusconi avrebbe già dodici ministri in pectore (tanti, dice, saranno i dicasteri di un suo eventuale governo in caso di vittoria)

Silvio Berlusconi avrebbe già dodici ministri in pectore (tanti, dice, saranno i dicasteri di un suo eventuale governo in caso di vittoria). Tra i dodici, per la Pubblica istruzione si sussurra con insistenza il nome del filosofo Rocco Buttiglione. Un accreditamento in tal senso è venuto dalla lunga e interessante intervista che il Foglio ha dedicato al professore, proprio in qualità di “ministro ombra” della scuola italiana. Pubblicata venerdì 24 novembre, l’intervista è molto piaciuta all’intervistato, che ha telefonato alla redazione romana del Foglio per ringraziare: “Mai il mio pensiero – ha detto il segretario del Cdu – è stato trascritto in modo così fedele e chiaro”. Ma la sua candidatura al delicato dicastero di viale Trastevere trova ostacolo proprio nel mondo di cui Buttiglione è espressione. A Roma si racconta di un incontro di esponenti dell’associazionismo cattolico con il filosofo: “Professore, se lei diventa ministro la scuola esplode: scioperi, occupazioni… e la riforma liberale che lei auspica non si farà. Sarebbe meglio se lei rinunciasse a favore di un nome meno inviso al mondo della scuola, magari un laico meno accusabile di voler regalare la scuola ai preti…”. Buttiglione un po’ ha resistito, poi, di fronte all’obiezione morale – “Ma ci tiene veramente a questa riforma? E allora perché bloccarla per una questione di nomi?” – avrebbe ceduto: “Va bene, ma il ministro della Pubblica istruzione deve essere uno del Cdu”. Informato della cosa Ferdinando Adornato, anch’egli aspirante alla poltrona di viale Trastevere o in subordine a quella dei Beni culturali, avrebbe detto: “Che problema c’è?”. Le solite malelingue romane.

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