BYE BYE GIANFRY

Di Tempi
16 Giugno 2005

«L’esito di questo referendum non è un semplice episodio della vita politica italiana, è il segno di una svolta profonda all’interno della nostra comunità nazionale dalla quale emerge una forte richiesta di identità e di valori». Non ha dubbi, Gianni Alemanno, nel decodificare la straordinaria vittoria del fronte dell’astensione attivo al referendum sulla procreazione assistita. E, tantomeno, intende nascondere le conseguenze politiche nella motivazione che ha seguito le sue dimissioni da vice-presidente del partito: «Credo che tutte le forze politiche debbano interrogarsi e mettersi in discussione di fronte a questo grande movimento di popolo. Lo deve fare in particolare Alleanza Nazionale che per mancanza di dibattito interno non è riuscita ad andare oltre la posizione alibistica della libertà di coscienza, nonostante la stragrande maggioranza del partito si sia fortemente impegnata per l’astensionismo attivo. Dobbiamo tutti rimettere in discussione posizioni precostituite per aprire un dibattito ampio e profondo: An è nata a Fiuggi per difendere identità e valori e non può non essere interprete di questo grande risveglio della società civile italiana». Altrettanto netta la posizione di Alfredo Mantovano, dimessosi anch’egli dalla direzione nazionale del partito poiché «si è manifestata la totale divergenza di opinioni tra il leader e la maggioranza del partito. Ora, per quanto mi riguarda, deve esserci un confronto di sostanza che riguardi i valori di fondo in cui il partito si riconosce. Sarà un confronto duro, un confronto il cui esito non è scontato». Tanto più che le stesse regioni storicamente “rosse”, come Toscana ed Emilia-Romagna, hanno tradito il fronte del “sì”, dimostrando come il popolo abbia capito molto meglio dei politici quale fosse la posta in palio: nessun quorum nemmeno nelle Stalingrado d’Italia, qualcosa vorrà pur dire? Cosa ne pensa, presidente Fini?

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