C’è chi vede il mezzo bicchiere pieno. E un po’ di pace. E c’è chi vede solo il vuoto. e guerra infinita

Di Tempi
08 Maggio 2003
Al Tg2 delle 20.30 di sabato 3 maggio, il vaticanista Lucio Brunelli...

Al Tg2 delle 20.30 di sabato 3 maggio, il vaticanista Lucio Brunelli ha affermato che l’invito del Papa, nel corso dei suo incontro coi giovani in Spagna, «a proporre, non imporre il proprio progetto» rappresenta una «staffilata ai sostenitori dell’esportazione della democrazia per mezzo della guerra». Lasciamo stare la cantonata presa dal nostro caro ex collega del Sabato, il quale è stato il solo a collegare le parole del Papa a quanto si sta cercando di fare a Bagdad, mentre tutti i cronisti al seguito del Pontefice l’hanno riferita al “progetto” dei separatisti e terroristi baschi dell’Eta. Ma perché ancora tutti questi arcobaleni ai balconi e in Tv? Perché tanta fatica a riconocere la realtà e a congratularsi, come ha fatto il cardinale Joseph Ratzinger, per una guerra giudicata sbagliata ma che, «Grazie a Dio, è finita in questo modo, temevamo tutti potesse andare diversamente, siamo felici che sia andata così, ora si può ricominciare»? Perché non ammettere, come ha ammesso persino il capo degli Hezbollah sciiti libanesi che, «grazie al Papa non si è trasformata in una guerra di religione»? Il 1° Maggio, riferisce la Bbc, a Baghdad centinaia di comunisti sono scesi per strada per celebrare la ricorrenza, dopo “decenni” di divieto. Perché avete trascurato anche questa bella notizia, compagni italiani? Noi, come sapete, adoriamo Giuliano Ferrara perché non ha paura di mantenere desta la memoria e là dove i fatti parlano, lui corre a cercarli e a dire la sua. è partigiano, certo. Ma lui lo fa senza nascondersi, si definisce «la buca delle lettere» del Cavaliere” e, Ulisse con la sua “picciol compagnia”, combatte lealmente la sua folle traversata oltre le colonne d’Ercole, non già di Gibilterra, ma dei Dardanelli di un’Italia bizantina: Mar Nero, altro che Mediterraneo, e che per di più ha perso ogni faro di Trebisonda. Ecco, nonostante le sue formidabili esternazioni di cinismo allo stato puro, l’Elefante mantiene desto il lume della ragione, insiste a discutere di realtà, non fa finta di essere in un teatro diverso dal mondo comune. Sarà perché è uno che possiede una scrittura venuta da cielo in terra a miracolo mostrare, sarà come pensa di lui qualche giudice, e un po’ anche Rossana Rossanda, “è il diavolo, probabilmente”, lo sentiamo come uno di noi, non come tanta altra gente, sicuramente migliore di noi, che però vuole essere lasciata in pace. A incassare in proprio e a fottere il popolo (chissà perché ci viene in mente La Repubblica di Carlo De Benedetti). Parliamo di G. F. per dire che, siccome è sempre stato difficile fare l’Italia, adesso che l’impresa sembra davvero impossibile anche alle poche menti lucide che ci rimangono, chissà, adesso forse ci riusciremo. Sì, quando l’infinito giudiziario che ci governa da oltre la siepe alta un paio di lustri avrà finalmente riazzoppato il Cavaliere Nero (con Berlusconi protagonista al cinema-estate 2003 di un film del cinema-estate 1994) e la dottoressa Bocassini andrà felicemente in vacanza forse dalle parti di Cuba, forse anche questa sinistra dei Vizi Capitali si riprenderà dal suo rigor mortis. O forse no, tornerà al balletto con un altro Scalfaro, rinverdirà il bell’autunno dei culatelli ribaltoni e si riposerà sotto il bell’albero delle zoccole del governo tecnico delle banhanas. Naturalmente in mezzo a queste comiche da giostrai deficienti capitano cose. Dopotutto non si sa ancora se l’Italia sarà la Florida di domani, il paradiso dei pensionati, o l’Egitto prossimo venturo, con le piramidi del cristianesimo agli Uffizi di Firenze e i Fratelli Musulmani a dirci quello che si potrà o non si potrà dire, fare, baciare, lettere, testamento a scuola o in università. Una cosa è certa: se riusciranno a essere lasciati in pace nei loro affari e a fottere il voto popolare infilzando pure il Berlusconi II, beh, non crediamo proprio che, perso l’ennesimo appuntamento con la modernizzazione e le riforme necessarie a questo Paese, ci sarà da godere troppo del pane, del lavoro e della libertà che producono i concerti rock, le manifestazioni ogni due per tre, le chiacchiere sui diritti sempre.

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