Calciatore arrivato dalla Costa d’Avorio porta via il ‘balun’
Grazie a Marco André Zoro. è successo durante Messina – Inter. Alcuni tifosi interisti hanno fischiato il difensore di colore ed evocato il verso delle scimmie. Succede tutte le domeniche a tutti i calciatori neri. Succede a San Siro, dove in curva nord in diecimila cantano «rossoneri ebrei». è da escludere che gli arbitri e società non se ne accorgano, ma se ne lavano le mani. I giocatori fanno semplicemente finta di niente. Ricevono milioni di euro per tirare calci al pallone e per questo traguardo hanno faticato tanto; per riuscire a sfondare ci sono voluti bravura e tanta disciplina. Penseranno di poter anche sopportare i fischi e le urla belluine. Zoro invece no. Zoro non ha accettato il gioco perverso, non ha chinato la testa. Come Caruso Paskowsky di padre polacco, nel film di Francesco Nuti, Zoro ha preso la palla e ha provato ad andarsene dal campo. “E io non gioco più”. La scena è quella che tutti abbiamo vissuto nelle partitelle all’oratorio. Quando viene fischiato un rigore e chi non è d’accordo, se ha portato il “balun”, se lo riprende e se ne va. Sarà infantilismo, sarà che Zoro non avrà capito le leggi non scritte del nostro campionato e della nostra società. La prima è quella di “non rompere i coglioni”. Eppure ci sono delle regole chiare, approvate dalla Federcalcio. Queste dicono che negli stadi non sono ammessi cori a sfondo razzista o antisemita. Ci voleva un ragazzo appena arrivato dalla Costa D’Avorio per chiedere l’applicazione delle nostre leggi. Grazie.
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