Camera (& Fabietti) usa Guglielmino contro Berlusconi (ma un ex studente…)
Due mesi fa si spegneva il prof. Salvatore Guglielmino e, giovedì 21 scorso, ne è stata fatta la commemorazione nell’Aula Magna del Liceo Carducci, dove ha insegnato per tanti anni. Gli oratori intervenuti hanno ricordato la grandezza dell’insegnante, la sensibilità dell’uomo, la passione politica del civis. Al nostro piccolo gregge di allievi, è parso, però, che mancasse qualcosa: questo perché, a parlare, sono stati collaboratori, colleghi, amici ma non gli ex-studenti. Rimaneva così in ombra quel suo garbato e caustico senso dell’umorismo che, durante le lezioni, era il segno di un profondo coinvolgimento emotivo con la materia (le ‘ccose, dette con inestinguibile accento siciliano) che esibiva alla nostra attenzione. Lucrezio e Virgilio non erano nomi scolpiti sul marmo ma uomini che narravano il dramma dell’esistenza. È proprio per questo che, nella commemorazione di giovedì, certe parole sembravano proprio stonate, una riduzione della figura di Gulli, ridotto ad arma da brandire contro il governo Berlusconi. Le risate ironiche, sollecitate dal prof. Camera, che commentavano il messaggio inviato da Letizia Moratti per il funerale, col quale si affermava la volontà di raccogliere l’insegnamento di Guglielmino, sono suonate, perciò, quanto mai meschine. Per contrasto, veniva alla mente il rifiuto di Vittorini, tanto amato e citato da Guglielmino, di «suonare il piffero della rivoluzione» o quell’altra frase, sempre di Vittorini, secondo cui «La linea che divide, nel campo della cultura, il progresso dalla reazione, non si identifica esattamente con la linea che li divide in politica». Il prof. Camera non deve pensare che noi, che abbiamo visto con gioia la vittoria elettorale del 13 maggio scorso, lasceremo che la barbarie di tanto attuale insegnamento venga perpetuata, chiunque sia il titolare del dicastero della Pubblica Istruzione. Lo impone l’ironia del Guglielmino che, nel maggio del 2000, commentava: «Abbiamo fatto perdere il posto a un Ministro», riferendosi a Berlinguer e alla riforma scolastica che egli propugnava. Intendiamoci bene: non si tratta di gettare il cappello sul busto marmoreo di Guglielmino e compiere quell’appropriazione indebita che si fa solo coi morti. Gulli è ben vivo in ciò che insegno ai miei figli, come, ad esempio, il modo di fare un tema, affrontando un argomento non da un solo punto di vista ma da due o tre diversi. Un simile maestro di libertà, fortemente schierato a sinistra, non ha avuto il minimo scrupolo a conferire a un allegro reazionario come il sottoscritto l’onore di collaborare al “Sistema letterario” nella sezione sul cinema.
Alberto Leoni, giunta via Internet
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