CAMPANIA, FARO DEL BUONGOVERNO ULIVISTA

Di Pietro Piccinini
01 Luglio 2004
In un tranquillo weekend di esodo estivo, in Italia, può succedere di tutto

In un tranquillo weekend di esodo estivo, in Italia, può succedere di tutto, specie se un pugno di salernitani decide che quella sporca discarica puzzolente non doveva essere riaperta, e per protesta raccoglie vecchi e bambini e li butta sulle rotaie della stazione dietro casa. Può succedere ad esempio che si interrompa completamente il traffico ferroviario da e per la Calabria; che convogli stracarichi e senz’aria condizionata arrestino la corsa d’improvviso, sotto il sole, con 32 gradi; che sedicimila persone restino a piedi, di botto, in giro per lo stivale; che Trenitalia inviti gli italiani a non prendere il treno; che Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi consigli al governo di mandare per il mondo navi cariche di rifiuti made in Campania; che i parroci della zona, arrapati alla vista del gregge da rimpinzare di luoghi comuni e pie lamentele, scandiscano con festante scampanare il ritmo della protesta, salvo poi invitare i manifestanti a recitare il Rosario per chiedere scusa dei disagi causati ai viaggiatori… Follie di un’estate particolarmente rovente? No, è il frutto maturo dell’amministrazione regionale ulivista di Antonio Bassolino & co.
Dal suo ingresso a Palazzo Santa Lucia nel 2000 allo scorso marzo, il governatore della Campania ha avuto in mano anche i poteri commissariali legati all’emergenza rifiuti che nella regione dura dal 1994. Bassolino, ex sindaco di Napoli, così di sinistra, così amato dai campani, così amico del pueblo, ha riacceso in molti la speranza di vedere finalmente le strade delle città di nuovo sgombre da tutti quei mucchi di mondezza: gli sarebbe bastato sfruttare il vasto consenso di cui godevano lui e l’Ulivo per portare a termine il piano elaborato dal precedente governatore, Antonio Rastrelli (An), fino alla scomoda decisione di realizzare i due famigerati “termovalorizzatori” di Acerra e Santa Maria La Fossa. Ma lui, Bassolino, così di sinistra, così amico del pueblo, sperava invece che, per non sentire più il pueblo gridare e agitarsi, bastasse passare la patata bollente a Fibe, la società del gruppo Impregilo (leggi Romiti – hai capito l’amico del pueblo?) che dal 1998 ha l’appalto per la costruzione degli inceneritori. Nel frattempo i rifiuti accumulati in tutta la Campania potevano essere smaltiti comodamente, silenziosamente, ma soprattutto economicamente, in altre regioni italiane o all’estero, in Germania, per la modica somma di 350mila euro al giorno (in media). Finché, negli ultimi mesi, la situazione è precipitata. Ad Acerra, contro il tentativo di installare uno dei due inceneritori si mobilitavano addirittura il vescovo e il sindaco. Da più parti si sollevava il dubbio sulla ragionevolezza del portare avanti il piano Rastrelli tramite Fibe, cioè scavalcando sistematicamente gli enti locali. Intanto i cittadini campani, esasperati per l’accumularsi dei rifiuti lungo le strade della città, organizzavano rivolte un po’ ovunque, innalzando blocchi stradali e incendiando cassonetti. A marzo 2004, il lungimirante Bassolino, così attento alle elezioni imminenti, così amico del pueblo in rivolta, non ce l’ha fatta più ad assecondare il pueblo ed ha restituito i poteri commissariali al governo nazionale. Il quale li ha girati a Corrado Catenacci, ma questa è un’altra storia: le vacanze del 2004 agli italiani le preparava da tempo Bassolino.

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