Cancella il debito: ma se c’è guerra e corruzione?

Di Tempi
26 Luglio 2001
Tredici contrassegnati da gravi situazioni di violenza politica che motivano lunghi rapporti stesi da Amnesty International

Tredici contrassegnati da gravi situazioni di violenza politica che motivano lunghi rapporti stesi da Amnesty International; sette afflitti da varie forme di guerriglia, e fra questi due impegnati in un conflitto internazionale. Nove presenti nei primi 30 posti della classifica dei paesi considerati più corrotti del mondo, compilata annualmente da Transparency International. È questa la radiografia dello stress politico-istituzionale dei 23 paesi oggetto dell’iniziativa internazionale per la cancellazione parziale del loro debito estero. Nelle ultime settimane ha preso quota una campagna per la cancellazione del 100 per cento del debito estero dei 41 paesi del Terzo mondo indebitati in modo insostenibile (cioè con un rapporto fra servizio del debito estero e Pil che non consente loro alcuna chance di decollo economico). Fino ad oggi le iniziative internazionali hanno preso misura solo per 23 di essi in parte perché gli altri non hanno ancora adempiuto le misure preliminari per accedere agli aiuti, in parte perché molti di questi paesi si trovano in stato di guerra e non possono garantire i loro programmi. Ma anche fra i 23 che, per usare il linguaggio della Banca mondiale, hanno «raggiunto il punto di decisione», le situazioni che segnalano l’impossibilità di una governance (termine usato per indicare la capacità di un esecutivo di attuare le politiche che decide) efficace sono, come si può vedere, numerose. E certamente condizionano l’efficacia concreta della cancellazione del debito. Gli accordi attuali comportano l’eliminazione di 34 miliardi di dollari di servizio del debito, e hanno come conseguenza un aumento della spesa sociale nei paesi oggetto dell’intervento di 1,7 miliardi di dollari quest’anno e l’anno prossimo. Il servizio del debito peserà ora solo per un ammontare pari al 2 per cento del Pil. Una cancellazione del 100 per cento potrebbe comportare l’uso di fondi bilaterali destinati agli aiuti e di fondi multilaterali che non sarebbero poi più accessibili per il credito ad altri paesi poveri. Senza aver risposto alla domanda cruciale: paesi corrotti e perennemente instabili possono davvero avvantaggiarsi dalla cancellazione?

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