CANTARE E AIUTARE (I DITTATORI)

Nei giorni scorsi, prima che l’ondata terroristica occupasse il cuore e la mente di tutti, l’opinione pubblica mondiale è stata polarizzata dai concerti pro-Africa che hanno condizionato positivamente il G8. Non sembra superfluo ritornare a tali avvenimenti aiutati da una breve nota pervenutami da un giovane ricercatore attualmente in Gran Bretagna per studio, Tommaso Gabrieli. «Sull’onda del Live 8 la Bbc, ogni giorno, sta trasmettendo un numero elevato di dibattiti e servizi sull’Africa. Come studente di economia mi è impossibile non notare una grande confusione. Maggiori aiuti economici a progetti specifici, mirati alla soluzione dei problemi più urgenti, come malaria, Aids, denutrizione, hanno un effetto positivo immediato, se il progetto è efficace. Nuove regole per il commercio internazionale, che avvantaggino lo sviluppo dei paesi più poveri necessitano analisi complete e più complesse. La storia mostra come tante liberalizzazioni dall’oggi al domani producano molti effetti negativi e non solo nel lungo periodo, ma anche immediatamente».

Ogni intervento a favore dei poveri, ogni atto buono, ogni intervento per risvegliare le coscienze è positivo, non può che essere condiviso e sostenuto. D’altra parte realismo vuole che al di là delle luminarie e degli ottimismi delle volontà, non sono aiuti per quanto cospicui a mutare definitivamente la situazione dei poveri del mondo. Il vecchio adagio per cui ogni cambiamento comune si basa sul cambiamento del cuore dell’uomo, è l’unica certezza. Sembra nulla nel breve periodo rispetto al sottosviluppo, alla povertà, alla potenza di stati e multinazionali, alla violenza terroristica. Anche tre milioni di dollari ai palestinesi non porteranno alla pace e allo sviluppo di quella terra se continueranno a imperare personaggi come il leader di Hamas che venerdì scorso ha dichiarato: «Alla fine tutta la Palestina dovrà tornare ad essere islamica. Nel lungo periodo Israele sparirà dalla faccia della terra».
Parte degli aiuti diventeranno trasferimenti di denaro destinati a finanziare dittature, egemonia di una tribù su altre, piccoli e grandi violenti, alleati di multinazionali e stati occidentali alla ricerca di oro, diamanti e petrolio. Per questo il richiamo al cambiamento dell’io del fatto cristiano ricordatoci in questi giorni dalla festa di San Benedetto è oltremodo attuale. 1500 anni fa come adesso la civiltà in Africa, in Asia, in Medio Oriente, in Europa si avvale di buone azioni, di denaro per il bene, ma rinasce ove uomini liberi, coscienti di se stessi, sono risvegliati al vero della bellezza e vivono in compagnie che li richiamano al bene pubblico e giusto. Eludere questo significa solo illudersi e illudere.
*Presidente Fondazione Sussidiarietà

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.