Cappelli in gabbia
Moda è spesso sinonimo di feticismo e di culto esasperato di capi d’abbigliamento e acccessori. “Gli oggetti dell’affetto”, una recente asta voluta dallo stilista Etro per Vidas, associazione a sostegno dei malati terminali, la pensa allo stesso modo, poiché ha raccolto per la vendita gli oggetti più cari ad alcune celebrità. E, nella maggior parte dei casi, i benefici doni sono magliette e jeans carichi di ricordi. Anche accessori come borse, scarpe, orologi, foulard, valigie e portafogli sono al centro delle attenzioni dell’uomo e della donna moderni. Pitti Uomo, la fiera d’abbigliamento maschile da poco conclusa, ha voluto dedicare a questi pezzi la mostra “The Entertainers. The Accessory Power” (Il potere degli accessori). La mostra presenta gli accessori come protagonisti di scene surreali. Ad esempio, ci sono cappelli chiusi in gabbia, valigie viste ai raggi X e scarpe da ginnastica su piste di ottovolanti. Questo genere di oggetti è molto caro alle fashion victims, ma non meno agli industriali del settore: nei primi dieci mesi del 2000 in Italia si sono spesi 8170 miliardi di lire in scarpe e oltre 2700 per articoli in pelle. L’affetto non è accessorio, ma business.
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