Cara PSDI de noantri

Di Tempi
03 Febbraio 2005
Cara Premiata Stampa Democratica e Indipendente (di seguito PSDI), perché continui a fare un pessimo servizio agli italiani?

Cara Premiata Stampa Democratica e Indipendente (di seguito PSDI), perché continui a fare un pessimo servizio agli italiani?
Prendi il caso del “caro prezzi”. In Italia, come del resto in tutta Europa, sono lievitati sensibilmente, è vero. Però sull’Europa sei stata alquanto reticente. Perché? Perché da una parte ti faceva comodo dare addosso al Cavaliere che se l’era presa con l’euro; dall’altra ti faceva comodo raccontare con Prodi (l’hai fatto fino a dicembre) che “i prezzi sono aumentati solo in Italia perchè è mancata la sorveglianza”. Adesso che non puoi più coprire le bugie, hai spostato l’obbiettivo: dal caro prezzi al calo del potere d’acquisto, dalla mancata vigilanza sui commercianti, alla polvere da sparo sui contratti. E’ per questo che, cara PSDI, ti sei ricordata della ricerca di un’istituzione di un Paese non europeista, quella dell’Unione delle banche svizzere dell’agosto 2003, mentre il tuo amico di istituzione euoropeista Mario Monti si è ricordato della prime battute del Cav. (“colpa dell’euro”), ma non delle seconde (“però l’euro ci salva dalla bancarotta”). La prima notizia, quella sul calo del potere d’acquisto degli italiani, l’hai presentata come lo scoop del 2004. Quella di Monti è andata nel calderone della campagna antigovernativa.

Informazione corretta?
Certo, cara PSDI, nel merito hai ragione tu, sui prezzi e sul carovita. Però un’informazione corretta non dovrebbe ciurlare così tanto nel manico, suggerendo che, ancora una volta, come per i clandestini che annegano nel Mediterraneo, la colpa è del solito Berlusconi. Essendo cara, premiata, dem. e ind., dovresti magari fare qualche sforzo in più rispetto agli house organ del listone unico del Faccione. Ad esempio: perché non ricordare che gli altri paesi europei stanno assorbendo meglio di noi aumento dei prezzi e carovita: A. perché non hanno la voragine di debito pubblico accumulato dall’Italia; B. perché il loro sistema produttivo è generalmente più in salute del nostro; C. perché hanno avviato riforme serie delle pensioni, del welfare e del mercato lavoro, e dunque mostrano più capacità di tenuta e di ripresa?

Il Paese dei senza memoria
Dirai, cara PSDI: ma questa è la prova che Berlusconi non ha fatto niente! Il che non è vero, come ha ricordato il ministro Giulio Tremonti dalle colonne del Corriere della Sera. Ma anche se così fosse, perché non ricordare ai lettori in che Paese viviamo? Perché non ricordare che, anche grazie a te, cara PSDI, questo è un paese in cui se c’è un governo eletto dal popolo, ma questo si chiama governo Berlusconi, le classi dirigenti, tutto il sindacato e (quasi) tutta l’informazione si mettono di traverso, osteggiano le riforme, insorgono in Parlamento, girotondano fuori, drammatizzano sulle piazze, mobilitano i tribunali nazionali, quelli dell’Aja e l’Onu? Perché dimenticare di raccontare che questo è un Paese che si è impoverito a causa di dieci anni di supplenza della magistratura della politica e da dieci anni in cui la vostra amica finanza creativa e le vostre amiche banche romanocentriche hanno giocato al casinò i risparmi degli italiani? Perché non ricordare che ci furono tempi di vacche grasse, mentre oggi l’Italia dipende da “bagatelle” come l’11 settembre o da “bazzecole” come il caso Parmalat? Perché? Perché sei inguaribilmente de sinistra cara PSDI. E lo sei come lo è il Manifesto de noantri, “de Dini” e “de Fazio”. Il quotidiano comunista che ieri , anno 1995, mise in copertina e invitò a digerire “il Rospo” del capitalismo via Serbia e Costarica, e che oggi, anno 2004, difende i banchieri che hanno preso in giro milioni di risparmiatori via Cirio e Parmalat.

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