«Cari elettori di sinistra, il no è la tomba delle speranze riformiste». Per Formigoni «votare sì è un gesto di libertà»
Presidente Roberto Formigoni, perché votare “sì” al referendum?
Prima di tutto ci tengo a dire che votare sì è necessario oltre che giusto, per più di un motivo. è una scelta complessa quella che ci troviamo ad affrontare, ci sono varie parti dell’impianto di riforma. Certamente quella più discussa è la devolution, che non significa affatto creare 20 staterelli né tantomeno mettere i poveri contro i ricchi, ma garantire quel minimo di autonomia necessaria affinché le Regioni possano scegliere in materia di sanità e di programmi scolastici (fino a un 15 per cento del totale, non di più, quindi nessuno “strappo eversivo”) e qualche potere maggiore al premier, il cosiddetto “modello Westminster” mutuato dalla più antica democrazia europea, quella britannica. Non entrano affatto in gioco tematiche monetarie e finanziarie, quello del federalismo fiscale è un altro libro che si aprirà dopo la vittoria del “sì” in base all’articolo 119 della Costituzione che fu riformato dal centrosinistra nel 2001 e che il centrodestra non ha toccato poiché metteva d’accordo tutti. Per questo motivo mi rivolgo alle donne e agli uomini del centrosinistra affinché non blocchino il cambiamento di cui questo paese necessita come l’aria e lo faccio mettendo in prima linea la mia persona e la mia storia politica, la storia di un uomo che nel 2001 ha votato a favore della riforma del centrosinistra in dissenso con il suo gruppo proprio perché riteneva necessario avviare un programma e una stagione di cambiamento per il paese. La riforma del centrodestra non è certamente perfetta, ma se vincerà il “sì” sarà possibile aprire un tavolo di discussione che riunirà con spirito partecipativo tutte le forze politiche, un lavoro finalmente condiviso. Se invece vince il “no” è la tomba di tutte le speranze, cala la notte profonda sulle possibilità di cambiamento di questo paese.
Cosa pensa del diffuso orientamento verso il “no” di molti ambienti cattolici?
Dico che sono cattolici che sbagliano e che prendono a schiaffi i cattolici che la pensano in maniera diversa. Ritengo sbagliata la decisione della curia di Milano, resasi responsabile di un grave attacco alla correttezza della Cei: con il suo comportamente la Curia milanese ha calpestato le indicazioni dei vescovi. A tal fine, poi, segnalo che il centrodestra ha scelto di spiegare le proprie posizioni riguardo al “sì” basandosi sui contenuti, evitando cioé la contrapposizione politica o ideologica.
Non teme che la disaffezione verso l’istituto referendario e la bella stagione tramino a favore dell’astensionismo, nemico giurato del “sì”?
è vero, tutto congiura in favore dell’astensione ma sarebbe molto grave se questa logica prevalesse. Lo dico soprattutto ai lettori di Tempi: stiamo attenti, conosciamo le sirene della cultura laicista-radical-borghese-astensionista. Attenti, lo ripeto, cercano di svuotarci l’anima, di comprare il nostro assenso a basso prezzo: astenersi equivale ad annichilirsi, a consegnarsi all’ombra, a darla vinta a tutti gli avversari delle cose e dei valori in cui crediamo. Votare “sì” è un gesto di libertà.
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