Cari estinti

Di Emanuele Boffi
13 Settembre 2007
I petali s'azzuffano mentre il fiore appassisce. Epilogo di una Margherita che festeggia il proprio grigio funerale in attesa del battesimo del Pd

Vietri sul mare (Salerno)
«Lo dico agli italiani», esordisce Arturo Parisi. Gli italiani presenti cui il ministro della Difesa si rivolge sono quarantacinque così divisi: una ventina di giornalisti con taccuino, telecamera o registratore, tre hostess in tutino nero inguinale, una nonna con nipotina che lecca felice un gelato Cucciolone, una quindicina di perditempo che non hanno trovato posto al Bar Miramare American Gelateria e si sono accomodati sulle sedie in platea, il resto (cinque) militanti che ascoltano.
Vietri sul Mare, costiera amalfitana, mercoledì 5 settembre, festa nazionale della Margherita, l’ultima. Poi ci sarà il 14 ottobre, il Partito democratico e le primarie per le elezioni del segretario. Sono le 18 e 10 e Parisi discute di politica estera con Guido Rampoldi di Repubblica: la subalternità di Berlusconi a Bush, la guerra giusta nei Balcani, i fichi che, ai tempi di Cicerone, arrivavano freschi da Cartagine. Le spara senza contegno il ministro prodiano, forse anche un po’ infastidito dal fatto che lui, la mente dell’Ulivo, l’architetto del centrosinistra, sia stato relegato a tenere un incontro nel tardo pomeriggio, all’orario dell’aperitivo e del cazzeggio in riva al mare: «Sebbene il quotidiano Europa sia il giornale del partito io non lo leggo. E non penso siano in molti a farlo»; «Il Pd è l’esito di un errore: i Ds non si sono presentati all’appuntamento con libertà. Non basta scegliere il segretario»; «I popolari, leggo sui giornali, si sono “radunati a migliaia”, ma calcare su un’identità che è addirittura precedente all’Ulivo è un errore». Un volatile spennato piccioneggia sulla balaustra. Parisi termina l’incontro, mette sotto braccio il presepe che un amministratore locale gli ha portato in dono e se ne va. La bambina chiede un altro gelato alla nonna.
L’ultima kermesse della Margherita è stato lo specchio della situazione interna alla formazione di Francesco Rutelli: non la celebrazione di un partito ma il funerale di un partito che non c’è più. Tanti professionisti della politica, peones in cerca di cariche, amministratori locali, pochi militanti, zero popolo. Soprattutto poco sangue nelle vene e clima sostanzialmente dimesso, «coi sondaggi che ci ritroviamo», dicevano sconsolati i militanti al termine degli incontri. E se non fosse stato per Ciriaco de Mita, vero padre padrone di questo tratto di Campania, si sarebbe fatto pure fatica a sentire qualche applauso che andasse oltre la pura cortesia che si deve agli ospiti di riguardo. In mezzo al guado la Margherita si ritrova non solo per la contingenza storica del passaggio da un partito che non c’è più al partito che non c’è ancora, ma anche perché sono ben tre i big del partito che si sono candidati alla segreteria. E se uno (Dario Franceschini) ha scelto il cavallo vincente (Walter Veltroni) e ha incassato l’appoggio di Rutelli e dei popolari di Marini, gli altri due si trovano a dover rincorrere e quindi a dover attaccare: dalla postazione della roccaforte prodiana e dell’intangibilità dell’accordo con Rifondazione (Rosy Bindi) e, sull’altro versante, dal riformismo spazientito del Nord e dell’insoferenza per Franco Giordano e compagni (Enrico Letta).
Il risultato è la bagarre: perché, se almeno i Ds si sono compattati militarmente sul candidato unico, i margheriti si ritrovano nella situazione di essere divisi nei fatti e uniti nella teoria. Se poi alla tripartizione sulla scelta del candidato da appoggiare si aggiunge la faida interna per la distribuzione delle cariche per la guida territoriale del Pd, si può solo constatare la frantumazione in mille rivoli e correnti di un potere a stento tenuto insieme col mastice dal carisma poliedrico di Francesco Rutelli. Se dal vertice del partito arrivano richiami centripeti a unificare le forze per costruire un soggetto unitario («non facciamoci del male», ha esortato i diellini Massimo D’Alema), dal basso giungono invece lamentele centrifughe che, sommate a un generale disgusto per l’andamento della coalizione, rendono nebuloso il futuro del Pd.

Il potere sul territorio
Emblema di ciò, almeno a prendere come suggestione la settimana della festa sulla costiera amalfitana, è Ciriaco de Mita. Vecchia volpe democristiana, ormai giunto agli ottant’anni e con poco da perdere, l’ex Presidente del consiglio ha giocato a fare la Cassandra fastidiosa e impertinente. Vorrebbe guidare il Pd in Campania, ma Veltroni, proprio durante uno degli incontri,
l’ha esortato a farsi da parte, «a lasciare spazio ai giovani». L’anziano senatore di Nusco non c’ha visto più: ma come, io porto voti, ho un legame col territorio che ormai è un’anomalia nella politica italiana, sono padrone di tessere e affari e voi mi mettete da parte? Così, mentre in tutti gli incontri si dibatteva di problemi contingenti (la questione lavavetri ha tenuto banco per tutta la settimana, manco si trattasse di decidere la strategia da adottare contro il terrorismo internazionale), si infilavano battutine antiberlusconiane di maniera e si glissava sulla questione tasse e pressione fiscale, De Mita ha deciso di dire quello che in molti pensano, ma pochi hanno il coraggio di affrontare.

La vecchia volpe democristiana
Ecco qualcosa, citando dal mucchio delle sue dichiarazioni: «Hanno fatto un comitato di saggi, ma se ci avessero messo qualche vecchio saggio sarebbe stato meglio»; «Stiamo giocando solo una partita finalizzata all’occupazione degli spazi. È uno spettacolo squallido questa spartizione del potere che non ha fissato alcun obiettivo»; «Noi dovremmo fare un partito di popolo, ma non sappiamo come farlo perché nessuno sa indicare il percorso»; «Parisi è un sociologo che sa descrivere le situazioni, ma non sa come risolverle. Non mi pare un’intelligenza illuminata»; «Il cattolico adulto è una posizione impotente e di indifferenza al mondo che tende all’eremitismo»; «I governi migliori sono quelli che durano poco».
Fatta la tara al risentimento demitiano rimane però il fatto che queste sono state le uniche dichiarazioni che hanno riscosso ovazioni dal pubblico. E se è senz’altro certo che la claque per l’uomo della Prima Repubblica fosse numerosa ed agguerrita, è anche vero che il risentimento che ad Amalfi e dintorni si è materializzato in modo evidente, in altre parti d’Italia cova sotto traccia. Cova negli organi locali di tutto il paese, che vivono con estrema insofferenza gli organigrammi imposti dall’alto (addirittura Repubblica del 7 settembre forniva la lista, regione per regione, delle teste d’uovo che certamente guideranno il Pd a livello locale, quale che sia in futuro il segretario), ma cova soprattutto a livello della base.
Se ne è avuta prova, ancora una volta, alla festa della Margherita in Campania. In una zona democristiana e di sinistra da sempre, dove i diellini vantano ampi consensi, la kermesse è quasi passata inosservata. E se si può ben capire perché ad ascoltare le opinioni del blogger Mario Adinolfi (il giovane che corre per la segreteria in forza dell’essere giovane) ci fossero solo sei persone (due hostess comprese), più curioso sarebbe chiedersi come mai ad ascoltare il ministro Giuliano Amato, il ministro Vannino Chiti, l’ambientalista Ermete Realacci e la Cassandra De Mita ci fossero, una sera, sì e no duecento persone (tutte pro De Mita), e come un simile deserto possa essere apparso agli occhi degli organizzatori margheritici «un successo, con una partecipazione di popolo straordinaria». Popolo che ha ascoltato Realacci raccontare delle sue telefonate serali con la mamma che, puntuta, ad ogni conversazione gli chiedeva: «Ermete, ma che c’entri te col no global Caruso che pianta la marijuana in Parlamento?». Popolo che poi, al termine dell’incontro, dopo lunghe dissertazioni sul futuro del Pd, sulla necessità di far rispettare la legalità ai lavavetri, sul concetto di tolleranza zero che è un po’ giusto e un po’ quasi, alla fine, rincasando, è rimasto impiccato all’interrogativo: «Già, ma che c’entra Ermete col fumato?».

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.