Carmelo (e tanti come lui)

Di Tempi
19 Gennaio 2006
LA LETTERA ALLA MADRE DI UN DETENUTO CHE SI è TOLTO LA VITA E LE PAROLE DI UN SUO COMPAGNO PER RICORDARLO. LA TESTIMONIANZA DRAMMATICA DI UN'UMANITà GRANDE FRA I TANTI CHE ASPETTANO DA QUINDICI ANNI UN ATTO DI CLEMENZA

Milano, 4 gennaio 2006
Carissimo Gigi,
ti invio come preannunciato la lettera che Carmelo, detenuto nel carcere di Parma da oltre 12 anni, ha indirizzato ai suoi parenti prima di togliersi la vita. Lo scritto è stato trovato dalla madre nascosto tra gli effetti personali del ragazzo. Il direttore del carcere, pur di nascondere a se stesso e alle terribili statistiche in materia che si era trattato di suicidio, aveva riferito ai parenti che Carmelo era morto accidentalmente, mentre cercava di «sniffare il gas del fornellino»!
Carmelo si è ucciso l’8 dicembre 2005, lo stesso giorno in cui è entrata in vigore la ex Cirielli, la legge che ha ridotto drasticamente le possibilità di accedere ai benefici della legge penitenziaria.
Forse è una coincidenza, ma conoscendo Carmelo che in carcere si era battuto attivamente per i diritti dei detenuti, credo proprio che invece non sia un caso e che in lui sia venuta meno la speranza di poter avere un futuro. E togliere una speranza ad un detenuto vuol dire seppellirlo in carcere. Ti allego anche la commovente lettera che un compagno di cella ha scritto ai genitori di Carmelo (e da cui risulta, tra l’altro, che i sanitari erano stati avvisati dello stato di depressione di Carmelo).
Il carcere è terribile, ma dentro c’è gente con un’umanità grande, certamente più grande di tanti “onesti” che in nome di una ipocrita concezione di “sicurezza sociale”, pur non essendo in grado di garantire un sistema carcerario appena sufficiente, dimostrano tanta intransigenza e fermezza nel negare a tutti i costi un provvedimento di clemenza (leggi condono e amnistia) che manca da quindici anni.
Avv. Corrado Limentani

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