Caro Cav., copia e impara

Di Bottarelli Mauro
05 Maggio 2005
GRAZIE A BLAIR IL REGNO UNITO - OGGI AL VOTO - HA CONOSCIUTO IL PIù LUNGO PERIODO DI CRESCITA DEGLI ULTIMI DUECENTO ANNI. ECCO COME HA FATTO CON LA CASA, LA SCUOLA, LA SANITà, LA FAMIGLIA E LA FINANZA

«Non dobbiamo mai dimenticare che l’obiettivo della politica economica è far sì che la gente viva meglio – disse Tony Blair davanti a una platea di dirigenti della Goldman Sachs – ed è una grande soddisfazione poter dire che da quando siamo al governo lo standard di vita della famiglia media può contare su 26 sterline la settimana in più». La mente corre alla “Quarta lezione sulla libertà attiva”, quando Lord Ralf Dahrendorf si pose una semplice domanda facendo riferimento alla frase – «Non siamo mai stati così bene» – pronunciata nel 1957 dal premier britannico MacMillan: «Chi sono questi “noi” che non sono mai stati così bene?».
Tony Blair, che alle elezioni generali di oggi con ogni probabilità guadagnerà il suo terzo mandato alla guida della Gran Bretagna, si è posto da subito questa domanda ed ha capito che quel “noi” imponeva in primis la scoperta del “loro”, ovvero di chi non rientrava nella categoria beneficiata non per una scelta volontaria di opt out ma per un problema di non inclusività, di mancanza di opportunità da cogliere per tutti. Ecco quindi la scelta di implementazione delle cosiddette “policies of second chances”, ovvero interventi che vadano a sanare situazioni di disagio che si vengano a creare in spazi temporali più o meno ristretti di transizione all’interno di un più ampio lasso di sviluppo e investimento politico ed economico. Il tutto partendo da un’analisi approfondita dei vari livelli della società e delle loro esigenze di rimodulazione delle politiche economiche e sociali, ponendo l’esperienza personale in cima alla lista dei criteri valutativi. O le targeted policies, come il programma Sure Start per i neo-genitori (orgoglio del governo Blair e della sua riforma del welfare in chiave di rilancio dell’educazione e dello sviluppo del capitale umano) e la stessa idea di utilizzo dei tax credits, i crediti d’imposta. Scelte chiare, coraggiose e tutte basate sul ruolo centrale della famiglia, con lo Stato che interviene solo quando c’è bisogno offrendo opportunità a tutti ma chiedendo di converso impegno: responsabilità e diritti, non diritti a pioggia.
“Your family better off”, questo è stato uno degli slogan tematici principali scelti da Tony Blair e dal partito laburista per le elezioni generali di quest’oggi. Una scelta chiara che pone il nucleo familiare – e quindi le scelte di welfare modellate sulle esigenze di genitori e figli – al centro del terzo mandato a Downing Street e dello sviluppo della società britannica. Prima priorità, la casa. E su questo punto il primo ministro non ha il minimo dubbio: bisogna seguire la ricetta lanciata da Alan Milburn, coordinatore elettorale del partito, per far aumentare il numero di proprietari di casa rispetto agli affitti, forti degli interessi sui mutui decisamente vantaggiosi e di una politica di aiuto che dal 1997 a oggi ha visto i nuovi householders risparmiare qualcosa come 800 sterline l’anno. Una ricetta puramente thatcheriana, meglio precisarlo subito. Poi la sanità, incentrata sul mantra della famiglia “trattata meglio e più in fretta”. In un gioco di sponda con il ministro della Sanità, John Reid, Blair ha snocciolato con orgoglio i dati in base ai quali sotto i governi laburisti i tempi di attesa per un ricovero con la Nhs, il servizio sanitario britannico, sono drasticamente scesi, con la volontà di ridurli ulteriormente a un massimo di 18 settimane. La scuola, poi, con il progetto di foundation schools, ovvero una sorta di mergering tra istituzioni pubbliche che rimangono tali e sponsor privati che investendo in formazione e ricerca ottengono facilitazioni dallo Stato. Ma anche e soprattutto il piano di intervento generale stabilito con il “Pre-Budget Report” presentato da Gordon Brown e quasi interamente focalizzato sull’infanzia e la famiglia. Il governo laburista ha infatti deciso di stanziare risorse extra per garantire l’apertura delle scuole dalle 8 del mattino alle 6 di sera al fine di accudire in maniera adeguata i figli dei genitori che lavorano, inoltre i crediti d’imposta per le famiglia di ceto medio-basso saliranno fino a 175 sterline la settimana per il primo figlio e 300 per due o più figli e crescerà anche il salario minimo nazionale per genitori single a 285 sterline la settimana.

800 MILA NUOVI POSTI DI LAVORO
Dall’aprile 2007 partirà inoltre un piano di sgravi fiscali e di incrementi salariali fino a 50 sterline la settimana che i genitori-lavoratori dovranno destinare alla cura dei bambini oltre a un programma nursery-education gratuita per i bambini di 3 e 4 anni con un massimo di 15 ore settimanali. Inoltre la maternità o paternità (le due opzioni diverranno trasferibili in corso d’opera, già ora sono parificate) verrà allungata da sei a nove mesi grazie a uno stanziamento record di 285 milioni di sterline.
Ancora non vi basta? Altri numeri semplici del perché il tandem Blair-Brown guiderà la Gran Bretagna fino al 2009 – con la sempre crescente possibilità di una staffetta tra i due al 10 di Downing Street nel 2007 – sono quelli che ha fornito lo stesso ministro delle Finanze presentando il budget: «Oggi, ogni giorno lavorativo ci sono 600 nuove attività che vengono avviate, 25 mila uomini e donne che trovano un lavoro e 10 mila offerte di lavoro che vengono pubblicizzate». Il dato netto, dal 1998 ad oggi, sono un milione e ottocentomila nuovi posti di lavoro e 100 mila nuove imprese. I dati macroeconomici confermano. La disoccupazione è intorno al 3 per cento e la crescita del pil, che dal 2000 ad oggi è stata superiore mediamente sia a quella di Eurolandia che a quella degli Stati Uniti, nel 2004 viaggia tra il 3 e il 3,5 per cento: quest’anno, dopo una politica di spesa “da cicala” che ha infranto il tabù della golden rule sostenendo in ogni caso lo sviluppo, è stata comunque del 2,8 per cento.

INGREDIENTI DELLA RICETTA
Quello targato Labour è stato per la Gran Bretagna il più lungo periodo di crescita negli ultimi 200 anni, otto anni di rally economico incessante affiancato da scelte strategiche come quella fatta nel 1997 dallo stesso Brown di fornire alla Bank of England totale indipendenza nel controllo della politica monetaria nazionale. Ma quali sono gli ingredienti di questa ricetta vincente, sono forse dei marziani questi britannici? Innegabilmente Blair ha raccolto i frutti del lavoro fatto dalla Thatcher e lo stesso Gordon Brown, a pochi giorni dal voto, ha pubblicamente accusato i Conservatori di far vergognare la Lady di Ferro con le loro scelte di politica economica e rivendicato al proprio dicastero l’eredità di quella apertura al mercato totale.
In effetti un problema fondamentale, che richiedeva molto coraggio, era stato già affrontato: l’abbandono dei settori industriali nei quali l’Inghilterra non era più competitiva. Quando Blair è arrivato a Downing Street erano già stati chiusi, quindi non sono state impiegate risorse ed energie per tenerli in piedi. Pensiamo al settore automobilistico: stando al rapporto McKinsey le fabbriche inglesi funzionano meglio quando sono gestite da non inglesi. Guarda caso, a fronte del fallimento della Rover dello scorso mese il mercato automobilistico interno del Regno Unito va a gonfie vele: la vecchia fabbrica di Longbridge, infatti, copriva a malapena il 3 per cento delle vendite interne. E guarda caso nessuno a Downing Street ha pensato nemmeno per un minuto a un salvataggio statale della fabbrica, nonostante 6 mila disoccupati (più 20 mila dell’indotto) sotto elezioni non facciano piacere a nessuno.
Il settore manifatturiero interno si è molto ridimensionato, in compenso molti gruppi inglesi controllano attività manifatturiere in mezzo mondo: metà del fatturato delle società del FT100 (l’indice delle blue chips della Borsa di Londra) è prodotto fuori dalla Gran Bretagna. L’esportazione di produzioni verso altri paesi continua, il tessile per esempio è passato negli ultimi cinque anni da 300 mila a 150 mila addetti, ma i 150 mila espulsi hanno trovato nuove occupazioni, le aziende del settore hanno guadagnato in competitività e i consumatori inglesi pagano meno per magliette e pantaloni.

LA CINA NON FA PAURA
Paradossalmente lo stesso fenomeno Cina, tanto in voga in questo periodo, ha un impatto positivo: «è vero – ha dichiarato Tony Blair – che la Cina compete con noi e ci porta via lavoro, ma dal 1996 le esportazioni verso la Cina sono triplicate creando posti di lavoro in Gran Bretagna». Capite ora anche la tiepidezza del commissario Ue al commercio, il britannico e blairiano di ferro Peter Mandelson, quando sente parlare di dazi e misure protezionistiche spacciate per difensivismo legittimo. E che dire dei servizi, protagonisti di un vero boom, siano essi diretti alle imprese e alle persone, finanziari e non. Complessivamente il solo settore finanziario dà lavoro a un milione di persone e contribuisce per il 5,1 per cento al pil britannico, coprendo però il 20 per cento delle attività creditizie mondiali.
Ma la finanza non è tutto. I servizi stanno infatti esplodendo. Come? Grazie alle competenze che hanno consentito di mettere in piedi decine e decine di nuove aziende come funghi: know how disponibile sul mercato, la facilità di creare un nuovo business che è uno dei punti di forza del sistema inglese e il supporto del sistema finanziario, un’utopia per il piccolo e medio imprenditore italiano. Per quanto riguarda la spesa pubblica, il dinamico duo Blair-Brown ha rimesso a posto le casse dello stato nei primi anni di governo portando i conti in attivo, poi, quando è arrivata la crisi americana e l’economia mondiale si è fermata, ha cominciato a spendere riportando i conti in deficit ma riuscendo a mantenere stabile la crescita del paese anche nei momenti difficili. Secondo le indicazioni dell’ultimo bilancio il deficit continuerà a crescere lievemente fino al 2006 e le risorse per investire in scuola e sanità saranno recuperate riducendo di 70 mila unità le burocrazie dei ministeri – senza una sola ora di sciopero – e con recuperi di efficienza.
L’unico timore è forse quello di un obbligato aumento delle tasse a partire dal prossimo anno ma anche il problema del disavanzo non fa tremare nessuno: il debito pubblico inglese è pari al 35 per cento del pil. Capito perché Tony Blair farà un terzo mandato?

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