Caro Formigoni, non fare il senatore a vita. Devi portare a Roma un po’ di Lombardia
Di quello che hai detto, un po’ al Magazine, un po’ a noi (in privato), ci piace tutto. Il leader del centrodestra oggi è Berlusconi, e non ci piove. Se si va alle elezioni il candidato premier è lui, tu vai in Senato e, come già accadde nel 2006, porterai in dote alla Cdl un tuo personale 2 per cento. Poi resti a Roma solo se ti offrono gli Esteri o l’Interno. Altrimenti rientri a Milano. E va bene. Bene anche le primarie nel Polo. E bene il partito unitario. Ma cos’è che non ci convince? Primo che intanto bisognerà vedere se e quando ci faranno votare. Secondo, una certa tua solitudine da manager. Dovresti ingaggiare un Karl Rove per di-spiegare il tuo formidabile arsenale atomico. Lo hai dimostrato settimana scorsa quando, davanti al niente che veniva dalla Finanziaria romana, hai messo sul tavolo il ricco piatto di provvedimenti lombardi. Ma quante ce ne sono nel tuo arco di queste frecce da governatore riformista e illuminato? Sappiamo tutti che la Lombardia è avanti in ogni comparto: produttività, fisco, sanità, scuola, innovazione, solidarietà, piccole e grandi opere. Per quale ragione ti avrebbero lanciato addosso un po’ di fango iracheno se i tuoi dodici anni di buon governo non avessero dato fastidio ai manovratori? Ma il problema non è questo. Il problema è che tu devi prendere la Lombardia e deciderti a portarla a Roma. Dimostrare che con il modello milanese vanno avanti tutti, da Trieste a Palermo. Con quello romano, come si vede ormai da un pezzo, non va più avanti nessuno. E l’Italia diventa la terra di Alì Babà. O una cassa da morto per turisti inglesi.
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