Caro Gesù bambino, ti rimpiangeranno
Caro Gesù bambino, non ti voglio tediare con la Croce a Natale che non c’entra niente perché è una faccenda che arriva più in là, verso Pasqua, ma i tempi sono cupi. Sono un po’ preoccupato per il caro, vecchio, decadente Occidente. Di più, sono incazzato perché mi raccontano le solite storie di presepi che non si fanno nelle scuole perché «rappresentano una visione di parte e potrebbero turbare gli appartenenti ad altre confessioni religiose» e bla bla. Poi salta fuori un turco che fa causa all’Inter perché ha affrontato il Fenerbahçe (a Milano, perché a Istanbul se n’è ben guardata) con la maglia con la croce rossa. È una maglia storica, con il simbolo di Milano, ma il tizio si è risentito lo stesso, ha tirato fuori i templari e le crociate. Il Barcellona vende le sue magliette nei paesi arabi ma toglie la croce dallo stemma.
Caro Gesù bambino, pensavo che, almeno nello sport, si potessero ancora superare le barriere. Ognuno va in campo e si preoccupa del pallone e non se l’avversario è basso, grasso, circonciso, nero, comunista, c’ha le giarrettiere o è mormone. La deriva è inarrestabile e non so dove finirà. Anzi lo so, ma non lo dico per non rovinare le feste a quelli che credono che il problema di questo paese sia la Chiesa cattolica. Però una cosa ve la dico: rimpiangerete il presepe. Io rimpiango don Giovanni d’Austria e chiedo perdono perché non è un pensiero natalizio.
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