Caro maestro
All’inizio di ogni anno scolastico, e soprattutto di ogni nuovo ciclo, ogni accorto genitore, di quelli, per bene intenderci, che in casa sulla lavagnetta della spesa hanno questa frase di Hannah Arendt «I genitori (..) non si limitano a chiamare i figli alla vita, facendoli nascere, ma allo stesso tempo li introducono in un mondo», si pone il seguente problema: che insegnante avrà mio figlio? Tireranno fuori da lui qualcosa di buono, anche suo malgrado? Ecco allora il mio augurio-speranza a tutti i maestri: che riusciate, dietro tutte le inutilità cui costringe la burocrazia scolastica, a vedere la vera vocazione cui siete chiamati, ciò che vi fa essere il Maestro, la Maestra. Magari potreste appendere sotto la lavagna queste bellissime parole (che vi fanno capire perché non avete ancora mollato tutto) della Nostra: «L’insegnante si qualifica per conoscere il mondo e per essere in grado di istruire altri in proposito, mentre è autorevole in quanto, di quel mondo, si assume la responsabilità. Di fronte al fanciullo è una sorta di rappresentante di tutti i cittadini adulti della terra, che indica il particolare dicendo: ecco il nostro mondo» (Hannah Arendt, Il pensiero secondo).
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