Caro Maurizio, vota Berlusconi

Di Tempi
10 Maggio 2001
Il direttore-editore della più rinomata rivista d’arte italiana, Flash Art, scrive a Maurizio Cattelan, artista ulivista ma newyorkese, la cui opera (il Papa) verrà venduta presto a oltre due miliardi. Lettera ad un amico che è il Berlusconi dell’arte (senza saperlo) e che chiederebbe asilo politico se vincesse il Cav. Invece è già esule per colpa di uno Stato che scheda, segue e persegue

Caro Maurizio, Helena e Gea mi raccontano di alcune conversazioni che recentemente hanno avuto con te a New York in cui ironicamente sostenevi che avresti chiesto asilo politico se alle ultime elezioni avesse vinto Berlusconi. Maurizio, alle ultime elezioni Berlusconi non vinse, eppure tu sei a New York (asilo politico?). Perché non sei restato in Italia a goderti la vittoria del tuo Ulivo? Maurizio, tu sei una persona intelligente, ironica, trasgressiva ma forse politicamente sprovveduta e influenzata dall’internazionale della demagogia. Ma non capisci che Berlusconi è la nostra sola speranza? Non capisci che il progetto di Berlusconi è quello di realizzare uno Stato italiano moderno e liberale simile agli Usa? Forse perché vivi l’Italia da lontano non ti rendi conto dove ci stia portando questo statalismo cieco e asfissiante.

Tu sei il Berlusconi dell’arte
Maurizio, tu mi stupisci, perché sei un esempio di berlusconismo puro: tu che partito dal nulla, con le tue forze e senza alcun aiuto “nazionale” né istituzioinale (come invece tutti chiedono) sei arrivato ai vertici del successo e del mercato. Senza appoggi politici ma con le tue sole forze (e con qualche innocente piccola furberia magari, proprio come Berlusconi e ognuno di noi, necessaria per sopravvivere e operare in questo Bel Paese) sei diventato uno degli artisti più importanti oggi al mondo, a testimonianza che con l’intelligenza e la volontà, anziché piangersi addossso e aspettare lo Stato, si può raggiungere qualsiasi traguardo. Guarda un po’, quello che ha fatto Berlusconi. Maurizio, l’Italia ha bisogno di liberismo, cioè di libertà in ogni settore della vita culturale ed economica: maggior circolazione di idee e di cose. Ma l’arte anziché reclamare questa sua libertà che è una sua prerogativa assoluta, il suo ossigeno vitale, si comporta come una povera casalinga che fa i conti della spesa e chiede la riduzione dell’Iva e magari l’acquisto di qualche opera allo Stato: e mai ho sentito parlare di libertà di circolazione, eliminazione di dogane e frontiere e vessazioni e balzelli delle Belle Arti, come si conviene a tutte le idee ma anche ai beni di consumo. Non vedo l’ora di incontrarti e di spiegarti chi è veramente Berlusconi e che lui è il futuro, perché lui è New York e gli Usa mentre Rutelli o Veltroni o D’Alema sono il passato, la vecchia Italia ed Europa dell’Est, la Russia del Kgb e dei Colcos, lo Stato onnipresente che ti scheda e segue e persegue in ogni istante, che vuole stabilire quale arte o vita debbano andar bene, che vuol mettere i propri uomini a decidere sempre il mio e tuo futuro. Come è possibile che persone intelligenti come te o Massimiliano Gioni non capiate questo? Perché vi lasciate influenzare dal moralismo infantile e dalla demagogia di certi sprovveduti e denutriti intellettuali dell’arte? Tu sei un piccolo Berlusconi e non lo sai o non lo vuoi ammettere o fai finta di non saperlo, (cioè hai deciso con la tua testa e hai operato con i tuoi mezzi) e non ti rendi conto che è stato il governo dell’Ulivo e i precedenti a esiliarti (lo stesso dicasi per Massimiliano). Non avete chiesto asilo politico ma siete stati costretti ad andarvene, per difendere il concetto di qualità e intelligenza, doti che qui in Italia non vengono né apprezzate, né premiate, né semplicemente riconosciute (e ora anche Helena e Gea vorrebbero seguire la vostra stessa strada per respirare l’aria più libera della nuova capitale del mondo). Se Milano fosse una nuova New York (e la cosa, almeno in una dimensione europea sarebbe possibile) voi sareste rimasti e loro rimarrebbero. Se tu fossi restato qui saresti stato un buon Cannavaciuolo in più o un Loris Cecchini o un Airò (bravi artisti indubbiamente), sballottato tra No Code, Sperone e nel migliore dei casi Galleria Continua (evviva! evviva!) una mostra ogni due anni da Massimo De Carlo, per rimpinguare il suo ego profondo. Perché tu e Massimiliano non guardate più pragmaticamente la realtà, anziché farvi irretire dalle demagogie imperanti? Certo, se penso a taluni uomini di Berlusconi inorridisco, ma poi visualizzo anche Fabio Mussi, Cesare Salvi, Walter Veltroni, Rosy Bindi, uomini (e donne) grigi, di apparato e di mentalità sovietica: allora dico evviva Vittorio Sgarbi e lo voto (dunque voto Berlusconi): perché adesso il mio avversario è l’Ulivo e qualunque mezzo andrebbe bene per sconfiggerlo, anche un patto con il diavolo: poi si vedrà, poi faremo i conti con chi verrà. Ma intanto mandiamo a casa questo aparatnik che vuole decidere per me e per te quale arte, quale vita, quale opzione culturale si debba frequentare.

Io situazionista e anarco-liberista
La mia è una reale attitudine situazionista, che ho sempre coltivato, sia nel passato come pure oggi, in tutte le mie scelte etiche, culturali, sociali, professionali. E se Flash Art, nel tempo e per chi lo sa leggere, è stata una rivista diversa da altre pubblicazioni, ciò è dovuto al fatto che è sempre stata un po’ situazionista, cioè berlusconiana, fatta da sé, senza limiti di aspirazioni e di desideri. Anche se pochi se ne sono accorti in questo paese miope. L’unica pubblicazione che ha guardato sempre ovunque, con grande interesse e disponibilità, che non si è mai posta limiti d’osservazione, di crescita, né soprattutto di entusiasmo. E questo senza mai chiedere né percepire il minimo aiuto dallo Satato o Istituzioni, ma sempre ponendosi liberamente sul mercato culturale, offrendo il miglior prodotto possibile e la massima qualità. Se oggi Flash Art, come te, rappresenta una realtà culturale invidiata e imitata in tutto il mondo, forse la sola voce anarco-liberista, è perché nella sua vita non si è posta al servizio di alcun interesse se non quello della qualità, né si è mai posta dei limiti, ma ha sempre cercato e proposto il meglio possibile. Non abbiamo mai atteso l’aiuto dello Stato ma ci siamo posti come alternativa a una cultura di regime e di Stato. Per l’orgoglio di voler essere liberi e poter esprimere le nostre opinioni ci siamo spesso trovati (anche da soli) in tribunale, trascinati da burocrati affossatori della nostra cultura. E come ultima speranza di libertà – e semplicemente per esclusione – oggi io, socialista anarco-libertario e situazionista, mi ritrovo a guardare Berlusconi come sola alternativa a uno Stato prepotente, culturalmente disabile e socialmente depresso. E paradossalmente (pensa tu) oggi l’unica persona che parli di politica sociale in questo panorama è proprio Berlusconi, e lo fa senza appiattire l’idea e le aspirazioni al luogo comune del posto fisso e al minimo di salario, ma invitando a pretendere di più, ad aspirare, attraverso una professionalità e un desiderio, qualsiasi traguardo. E questa aspiraziione alla felicità è alla base della costituzione americana tanto irrisa da noi. Un abbraccio a te e a Massimiliano e a Sisley, anarchici e berlusconiani vostro malgrado (l’esule per libera scelta è tanto più anarchico dell’esule per necessità): a tutti auguro buona New York. E tu sai bene che oggi non è augurio da poco. Soprattutto da chi è costretto a restare nel Bel Paese.
Di Giancarlo Politi

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