Caro Pierluigi candidati tu. Firmato Cdo

Di Luigi Amicone
26 Luglio 2007
Nel 2006 votò centrodestra, e qui ribadisce: «Sono stato facile profeta. Il governo Prodi è da rottamare». Una buona notizia, però, Raffaello Vignali la vede. Si chiama Pd. Ma ha bisogno di un leader vero

«Abbasso l’antipolitica». E il governo Prodi? «Da rottamare». Il Partito democratico? «Bella idea. Ma Veltroni, no. Bersani, ripensaci». Il caso Unipol? «Niente di criminoso. Solo comunisti seri». Non diresti mai che in una sera di mezza estate Raffaello Vignali, il presidente della Compagnia delle Opere, si sbottonasse così. E invece eccolo bello rilassato ai bordi della piscina del suo amico Giancarlo Ronzoni. Bolognese trapiantato in quel di Calò (borgo infinitesimale della Brianza), Vignali pensa al Meeting di Rimini, dove la Cdo farà la consueta parte del leone schierando un parterre di politici eccellenti (molti governativi: Fassino, Damiano, Letta, Ranieri, e perfino la Prc Sentinelli), banchieri, calibri da novanta del mondo imprenditoriale e di quello culturale, italiani e internazionali. L’altro pensiero Vignali lo rivolge alle vacanze incipienti (dal primo agosto sarà in Costa Smeralda, «ospite di amici» precisa). E intanto si concede una chiacchierata con Tempi sotto l’ala curiosa e protettiva della simpaticissima moglie Barbara.
Dunque. Andrea Riccardi, responsabile di Sant’Egidio, organizzazione ecclesiale cromosomicamente di sinistra, si è detto deluso dall’Unione. «Noi invece lo avevamo già scritto nel nostro documento prima delle elezioni», ridacchia Vignali sotto la barba. «Per questo abbiamo votato centrodestra. Siamo stati facili profeti». In che senso? «Bè, mi sembra sia sotto gli occhi di tutti. Confusione sulle questioni antropologiche. Confusione sulla politica estera. Rischio di abolizione della legge Biagi. Ritorno a forme di statalismo per quanto riguarda economia e welfare. Peggio di così.». Voto? «Assolutamente insufficiente. D’altronde basterebbe la Finanziaria a condannare il governo Prodi. Il drenaggio ingiustificato di ingenti risorse a danno di famiglie e imprese sta creando difficoltà alle famiglie stesse e impedendo alle imprese di effettuare gli investimenti necessari per recuperare competitività».
E dell’accordo sulle pensioni che dice? «A parte l’ingiustificata discriminazione degli autonomi che serve solo a fomentare odio sociale, dico che è pessimo». Perché? «Perché rappresenta solo un notevole aggravio della spesa pubblica e impedisce un riequilibrio del welfare nei confronti delle giovani generazioni. Per la scuola e l’università non si potrà spendere un cent». Prodi si è autocelebrato come novello Robin Hood: «Giustizia è fatta», ha detto. «Giustizia? Aumentando il peso della spesa pubblica sul Pil, che già prima era superiore al 42 per cento? Ma non diciamo sciocchezze. Voglio vedere adesso cosa dirà Padoa-Schioppa ai suoi ex amici di Bruxelles e della Banca centrale europea, che come faceva prima lui chiedono rigore sui conti pubblici».
Però è nata una stella, il Pd. «È l’unica buona notizia di questa legislatura. In un paese che dal punto di vista politico sta andando giù, la nascita del Pd può sicuramente essere un fatto positivo. Sia per la stabilizzazione del quadro politico, sia perché dovrebbe mettere ordine in una sinistra che ha dimostrato di essere al suo interno tutto e il contrario di tutto. In questi anni le imprese si sono ristrutturate, e così pure le banche. Solo la politica è ancora per aria. Ma la società è come la natura, non ammette vuoti. La sua debolezza comporta che altri poteri, come la magistratura, prendano il suo posto».
A proposito di magistratura. Anche la Cdo è stata lambita dall’inchiesta del pm di Catanzaro Luigi De Magistris. Cosa avete da dire in proposito? «Abbiamo da dire che, primo, la Cdo è un’associazione di imprese e come tale, al pari di Confindustria, Confcommercio eccetera, non è responsabile dell’operato dei suoi associati. Secondo, posto che nei confronti delle persone indagate occorre che vengano prodotti riscontri oggettivi, è innegabile che in Calabria Antonio Saladino e i suoi amici sono stati in questi anni un fatto di documentata novità. In una regione in cui il tasso di crescita del Pil è negativo da anni, la disoccupazione è a livelli patologici e i bisogni della gente non trovano altre risposte che la retorica, questi hanno creato imprese e centinaia di posti di lavoro. Dovrebbe essere questo il primo giudizio di valore».

Bene Veltroni, tanto paga Pantalone
Che ne pensa di Walter Veltroni e del suo discorso di investitura a Torino? «Mi sembra che abbia lanciato un bel messaggio: andiamo tutti al miglior ristorante che c’è, ognuno ordini quello che vuole, anche se non è nel menù. Si è solo dimenticato di dire chi paga». E della candidata Rosy Bindi? «Quanti danni fa una visione salvifica della politica». Dica la verità: Enrico Letta, però, le piace. «È il meglio che c’è in lizza: come il Francesco Rutelli del Manifesto dei coraggiosi, se non altro è un bravo ragazzo che dice apertamente che il matrimonio con la sinistra radicale non è indissolubile». Vignali soprassiede sugli altri pretendenti al trono. Ma sul principe diessino che fece il gran rifiuto si illumina. Gli gorgoglia in petto un appello: «Non è un mistero che Pierluigi Bersani sia la persona che noi stimiamo di più nello schieramento del centrosinistra. Sarebbe bello che desse retta ai suoi amici. Perciò io dico: Bersani, ripensaci».
E il centrodestra? Come dovrebbe rispondere alla sfida Pd? «Dovrebbe seguire lo stesso metodo e avviare la costituzione del Partito popolare europeo». Dopo Berlusconi cosa vede? «A oggi vedo solo Berlusconi». E veniamo al referendum. «Bene la raccolta di firme perché costringe a cambiare una legge elettorale che allontana la società dalla politica e non garantisce governabilità. Detto questo, non mi augurerei la vittoria del progetto legislativo dei referendari. Il distacco dalla società sarebbe anche maggiore. Abbasso l’antipolitica! Perciò spero che trovino un ampio accordo in Parlamento». Sulla base di quale modello di legge elettorale? «Quello tedesco va bene. Ma con la possibilità per l’elettore di esprimere almeno due preferenze». E veniamo al caso Unipol-Ds. La solidarietà di Prodi al trio D’Alema-Fassino-Latorre è arrivata con qualche giorno di ritardo, ma alla fine è arrivata. Per il resto l’Unione ha marciato divisa. «È una novità?». Franco Marini, Clemente Mastella e Fausto Bertinotti hanno criticato la procura milanese che avrebbe violato i diritti dei parlamentari. In linea con quello che 72 ore dopo sarà il “richiamo” del presidente Napolitano. D’Alema definisce «spazzatura» i rumors sulle telefonate tra lui e l’uomo Unipol, Giovanni Consorte (ma forse non ha letto la Stampa, dove Consorte dichiara che «erano loro – D’Alema, Fassino e Latorre, ndr – a chiamare me e mai io a telefonare»). Poi c’è la scuola di pensiero che va da Cesare Salvi alla Bindi sfiorando persino Francesco Cossiga, i quali forse non voteranno l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni telefoniche in sede giudiziaria, ma hanno fatto capire che si augurano il buen retiro politico dei protagonisti di questa vicenda. Vignali che dice? «Dico che nelle intercettazioni pubblicate sui giornali non leggo alcunché di criminoso». E dei politici coinvolti? «Che sono gli unici comunisti per i quali la politica non è fatta solo di idee astratte».

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