Caro Presidente,

Di Tempi
29 Gennaio 2004
purtroppo non sappiamo se ha ragione il nostro carissimo amico don Gianni

purtroppo non sappiamo se ha ragione il nostro carissimo amico don Gianni quando dice che ci fu la mano dello Spirito Santo in quel lontano 1993. Quello di cui siamo certi però, è che – per usare il titolo di un film francese del 1950 – “Dio ha bisogno degli uomini”. Per questo ci permettiamo di rivolgerci a lei, caro Silvio Berlusconi, perché pensiamo che i dieci anni di Forza Italia non possano ridursi ad una semplice celebrazione. Il nostro è innanzitutto un atto (di ringraziamento) dovuto. Senza la sua discesa in campo il “partito delle manette” avrebbe vinto e noi, poveri giornalisti e intellettuali non repubblicones, saremmo diventati il nuovo “dissenso italiano”, i panda (o i paria) di quella premiata banda mediatico-giudiziaria-finanziaria, che da una parte continua a fare soltanto gli affari suoi, dall’altra vorrebbe che gli “affari suoi” fossero coperti da un bel regimetto di “stato etico”, poteri forti, bande popolari cantanti “toghetta nera”. Sanremo al popolo e scatole cinesi per la finanza creativa, che quando va male si attacca alle casse di mamma Stato, e ciuccia (Carlo De Benedetti? Oh yes!). Panem ai Lumi (et circenses al Pueblo: sesso, aborto, bioetica faustiana e rock&roll? Oh yes!). I dieci anni di Forza Italia hanno questo valore: non averci fatto vivere, come dice lei, «in un Paese illiberale, governato da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare».
Ma la memoria della forza e del coraggio di sfidare un establishment che le fu (ed è) tutto contro, fino al parossismo di odiare la sua stessa persona, oggi non basta più. Occorre che il suo governo affronti con coraggio e forza le nuove sfide del presente e del futuro. Ci faccia un regalo, Presidente, faccia davvero in modo che il cittadino non sia uno schiavo dello Stato, ma sia lo Stato al servizio del cittadino, cioè al servizio di quel capitale umano e di quella operosità sociale che nasce dal basso e che produce tutta quella ricchezza e bene pubblico in termini di impresa, occupazione, servizi, che poi vengono spesso divorati e dilapidati da uno statalismo ottuso. Il quale sebbene sia camuffato da ideologia egualitaria, è il maggior responsabile del collasso della finanza pubblica, della caduta di condizioni minime egualitarie, del degrado che emerge in ogni comparto, dalla sanità all’istruzione (a proposito: perché non istituisce un Osservatorio permanente che possa monitorare quanto e come questo principio – si chiama “sussidiarietà” – è tenuto presente nelle leggi approvate dal Parlamento e dal suo Governo?)
Presidente, lei ha ragione quando, chiedendosi come avrebbe governato la sinistra in questa situazione, ne sottolinea le divisioni e l’assoluta incapacità di portare avanti una linea comune in politica interna ed estera. Non dimentichi però il grande lavoro che bisogna ancora fare sul testo della Costituzione europea. Se l’Italia non deve essere il paese dei burocrati, perché mai dovrebbe esserlo l’Europa? Che dire poi dell’euro e del mondo della finanza che continuano a tartassare i piccoli risparmiatori? Intervenga, Presidente! Vogliamo riavere il nostro potere d’acquisto, ma soprattutto vogliamo una finanza al servizio delle piccole e medie imprese.
Tra due anni e mezzo il suo mandato scadrà. Presidente, le chiediamo di utilizzare questo tempo per affrontare con serietà il tema delle grandi riforme. Da quella costituzionale a quella delle pensioni, da quella del mercato del lavoro (appena iniziata) al completamento di quella della scuola. Nel frattempo le auguriamo che il suo movimento porti a compimento il processo di democratizzazione interna iniziato da Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto e che Forza Italia diventi un partito vero, con una classe dirigente aperta, forte e radicata nella società.
Buon lavoro.

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