Caro Serventi Longhi, perchè vuoi la radiazione di Renato Farina?
Legalità. Marco Travaglio ci ha fatto una specializzazione e una professione di fede. Ci guadagna sopra, e bene, a scrivere sull’Unità e a tribuneggiare dall’Al Jazeero di Michele Santoro che la legge è dio. Che niente al mondo vale un solo articolo del codice penale o della Costituzione. Puoi salvare la vita a un operaio che è rimasto sotto un muro? Lascia stare perché la normativa prevede che devono arrivare prima i pompieri, altrimenti rischi l’incriminazione per omicidio colposo. «L’Italia ripudia la guerra», art. 11 della Costituzione? Già, che ci stiamo a fare in Afghanistan, a proteggere le Safia massacrate sul cancello di casa perché insegnano ai bambini a leggere e scrivere, invece che a tagliare le teste agli infedeli?
Ma Travaglio ci crede. È la sua fede. È certo che l’uomo è fatto per il sabato, non il sabato per l’uomo. Contento lui, contenti noi. Ciò che invece non fa contenti e, anzi, lascia lievemente attoniti, è che il Segretario Generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Paolo Serventi Longhi, voglia Renato Farina radiato dall’Ordine dei Giornalisti e, magari, pure un po’ in galera. Farina infatti è coinvolto nella vicenda dell’islamista fiancheggiatore del jihadismo internazionale Abu Omar, a detta dei giudici sequestrato dalla Cia e rispedito in Egitto (poi Omar telefonò, sempre dall’Egitto, dove nel frattempo era stato imprigionato e torturato, e così giudici milanesi presero a indagare e l’Unione Europea, scandalizzata, a condannare questi metodi illegali. però i tagliagole sono legittimi “guerriglieri”, però). Ebbene, venerdì 29 settembre il Segretario Generale ha dichiarato alla stampa che «delibere come quella dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, che prevede la scandalosa e ridicola sospensione per 12 mesi di un giornalista reo confesso di aver collaborato (retribuito) con il Sismi, delegittimano di fronte alla categoria e all’opinione pubblica lo stesso ruolo e la funzione dell’organismo di autogoverno deontologico dei giornalisti. Renato Farina andava radiato dall’Ordine e non sospeso per 12 mesi». Non contento, il Segretario Generale gliel’ha pure giurata, a Farina: «Proporrò al Consiglio Nazionale dell’Ordine di chiedere alla Procura della Repubblica di Milano di opporre appello alla sentenza dell’Ordine della Lombardia, perché sia possibile che lo stesso Ordine Nazionale possa comminare una sanzione molto più incisiva».
Stupendo. Renato Farina ha probabilmente commesso una marea di cazzate fidandosi di certa gente. Ma chi lo conosce anche solo superficialmente e lo frequenta anche solo saltuariamente sa che se Farina meritasse la radiazione a vita e la messa in gattabuia, bè, allora dovrebbero correre brividi lungo la schiena a tutti i colleghi. E non soltanto della nostra categoria. Il Segretario Generale sente probabilmente la pressione della sharia che avanza e, probabilmente – non è un insulto né una diffamazione – ne anticipa un senso di volitiva rassegnazione. Dice che gli articoli dell’Ordine parlano chiaro e Farina li ha violati. L’hanno processato, Farina, nel suo Ordine di Milano, e l’hanno condannato a una pena, dura ma ragionevole, di un anno di sospensione. Perché il Segretario Generale vuole proprio la pelle dell’editorialista di Libero? Perché Farina non è politicamnte corretto come lui? Ci starebbe anche questo. Ma non è questo, purtroppo È il solito carattere distruttivo che ha una sola parola d’ordine: pulizia. A Sinjavskij, buttato in galera per violazione dei regolamenti deontologici della stampa in Unione Sovietica, un Segretario Generale non avrebbero potuto formalmente fare altro che dargli torto. Aveva o no violato la Legge? Già. Ma come allora spiegò Sinjavskij, anche a noi sovviene un augurio, pensando al nostro caro Segretario Generale che vorrebbe Farina buttato nella Siberia del giornalismo e, magari, condotto in schiavettoni anche a San Vittore: «Solo quando ti buschi una malattia venerea cominci a capire che tutti gli uomini sono puliti».
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