Carter, Nobel selettivo

Di Nucci Alessandra
19 Dicembre 2002
All’epoca della Guerra Fredda, salutò Tito come «un uomo che crede nei diritti umani»

All’epoca della Guerra Fredda, salutò Tito come «un uomo che crede nei diritti umani» e disse di Ceausescu che «le nostre mete sono le stesse. Crediamo nella necessità di sostenere i diritti umani». Da ex presidente Usa elogiò il siriano Assad, l’etiope Menghistu e il dittatore della Corea del Nord Kim Il Sung. Vero è che fu alfiere delle libertà e dei diritti umani nelle Filippine di Marcos, nel Cile di Pinochet e nel Sud Africa dell’apartheid. Ma non è strano che la giuria del Nobel abbia dimenticato che Carter si mostrò reticente nella difesa dei perseguitati in Urss, Cina, Etiopia, Nicaragua, Corea del Nord? Il Nobel per la Pace gli è stato assegnato per il suo “disgusto” dell’attuale politica Usa nei confronti dell’Irak. Il pacifisimo un po’ selettivo di Jimmy Carter qualche dubbio avrebbe potuto anche insinuarlo nella giuria che elesse a simbolo della pace Yasser Arafat.

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