Casini d’Italia

Di Tempi
08 Marzo 2000
Editoriale

Avevamo promesso al cantautore Claudio Chieffo di non parlar più male del suo amico di infanzia Rocco Buttiglione. Rispettiamo la consegna e allora parliamo della sua bella controfigura, Pierferdinando Casini, il quale ha dato il suo bel contributo per far naufragare l’accordo con Pannella. Cos’è il Ccd di Casini? Una costoletta dell’ultima Dc, un piccolo alleato di Forza Italia e di An, che quando arriva Pannella si atteggia a verginella insidiata e si mette per traverso in nome dei valori. Casini non ha bisogno di chiedere consigli al saggio e navigato Giulio Andreotti, dunque non può ricordare che la Dc ha continuato a governare con laici e socialisti nonostante questi ultimi fossero stati sul fronte opposto e avessero sonoramente sconfitto la Dc nei referendum su divorzio e aborto. Casini non può capire che, purtroppo, per vincere col maggioritario non bastano solo i principi alati, occorrono anche alleanze tattiche. Soprattutto Casini non può capire che, stiano o non stiano i radicali nella “casa delle libertà”, su questioni come aborto, droga, bioetica, il risultato politico finale in Parlamento non cambierà, perché su queste delicate materie si formeranno sempre e comunque alleanze trasversali. Casini dunque non ha capito (o ha finto di non capire) che, siano o non siano con Berlusconi, su certe materie i radicali voteranno sempre e soltanto con chi darà ragione a loro. Dunque (a meno di un ennesimo coupe de thetatre) aver perso Pannella in un’alleanza che stabiliva un minimo di programma liberale comune e rinviava al confronto parlamentare le deliberazioni su questioni ad alta densità morale è stato un vero e proprio crimine politico. D’accordo, ammettiamo pure che, come dicono certi dietrologi, siccome l’accordo si doveva trovare su tre tavoli (quello politico, quello riguardante il futuro di Radio Radicale, quello dei danari) Pannella aveva già in tasca la decisione di rompere con Berlusconi e ha tenuto aperta la trattattiva solo per stare un paio di settimane sui giornali e far lievitare le sue quotazioni elettorali. Può darsi che sia andata così. Ma ragioniamo: possibile che i cattolicissimi Casini&Buttiglione non abbiano inteso il suggerimento del politico più vicino ai palazzi d’oltre Tevere, quel Giulio Andreotti che ha sostenuto le ragioni di un’alleanza tattica con i radicali dichiarando pubblicamente il suo consenso all’operazione Berlusconi-Pannella addirittura dalle colonne del Corriere della Sera? Dunque anche Casini e Buttiglione, se non sono proprio quegli sprovveduti che volentieri lasciano credere che siano, potrebbero aver fatto lo stesso calcolo del supposto Pannella biforcuto. E cioé avrebbero puntato i piedi solo allo scopo di stare un po’ sulla schiuma dell’onda e, con la scusa di recitare la parte dei difensori civici dei valori, avrebbero incassato una visibilità elettorale assolutamente sproporzionata al loro infinitesimale peso spolitico. Fatte tutte le congetture possibili alla fine il risultato non cambia: la maggioranza degli italiani sta con l’opposizione, ma paradossalmente l’opposizione non riesce a esprimere politicamente questa maggioranza. Inutile in questo contesto maledire il maggioritario. La verità è che l’Italia è ostaggio di una classe politica da Casini.

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