Caso Sme. Poniamo che il cav. Berlusconi sia un sadomaso…

Di Tempi
06 Febbraio 2003
Se il Cavaliere avesse sul serio corrotto un giudice (che gli diede torto); gli avesse trasferito il denaro

Se il Cavaliere avesse sul serio corrotto un giudice (che gli diede torto); gli avesse trasferito il denaro (due anni dopo la sentenza sfavorevole); avesse fatto guadagnare 2.000 miliardi allo Stato (e nessuno alla Fininvest), il Cavaliere non sarebbe Berlusconi ma, scusate, sarebbe il più grosso pirla dell’Italia del Dopoguerra. Ma se Prodi fosse davvero quel benefattore d’Italia che l’Ulivo dice che sia, egli dovrebbe avere la santa pazienza di spiegarci finalmente perché, il 30 aprile di quella pazza primavera del 1985, da presidente dell’Iri, si mise in testa di svendere la Sme a Carlo De Benedetti, uscendosene con quella conferenza stampa in cui dichiarò di aver raggiunto un accordo per la cessione della Sme all’editore di Repubblica. La Sme era la finanziaria che controllava le migliori aziende alimentari di Stato (tra cui Motta, Alemagna, Pavesi, Cirio, De Rica, Bertolli, Gs, Autogrill). Era la prima grande privatizzazione dell’Iri e il suo annuncio provocò ovvio furore quando si conobbero i termini dell’accordo. A cominciare dal prezzo. De Benedetti avrebbe versato 393 miliardi a rate, pari a 333 miliardi netti, per un gruppo che aveva 2.800 miliardi di ricavi e soprattutto 630 miliardi di liquidità. Prodi dice che la cifra era stata calcolata in base a una stima affidata al rettore della Bocconi. Sì. Però la perizia era in funzione di una fusione tra la Sme e la controllata Sidalm (quella di Motta e Alemagna), non di una vendita. Tant’è che nove anni dopo, quando la Sme fu venduta a pezzi, nelle casse dell’Iri finirono complessivamente 2.400 miliardi. Il sestuplo. E poi lasciamo perdere i finaziamenti all’Ingegnere (30 miliardi rimborsabili in tre anni al tasso del 5%) e le collaborazioni con (le statali) Agip e Società Autostrade per Autogrill. I documenti parlano di una valutazione complessiva per il gruppo Sme di 497 miliardi. Però 104 miliardi (ecco perché la vera cifra dell’accordo è di 393) vengono garantiti da Mediobanca e Imi, che si impegnano ad acquistare il 13% delle azioni Sme senza le dilazioni concesse all’Ingegnere. E siccome Mediobanca era controllata dall’Iri (per tramite Bancoroma, Credit e Comit), alla fine lo Stato con una mano vendeva tutte le azioni, con l’altra se ne ricomprava una parte. Craxi (giustamente) sbarrò la strada all’operazione, l’Ingegnere chiese i danni e se ne andò per tribunali (che non gli diedero mai ragione) finché non arrivarono quelli là e, oplà… Ora, supponiamo pure per assurdo che Berlusconi sia l’imprenditore più pirla che c’è. Domanda: ma perché De Benedetti non ha mai citato in giudizio personalmente Prodi? Perché le inchieste romane su Prodi si sono arenate mentre quelle su Berlusconi (il pirla corruttore di giudici romani) sono al punto in cui sono? Perché nessuno si è mai interessato degli altri membri della cordata Sme? Perché l’inchiesta del Pool è rimasta a Milano e non è stata trasferita a Perugia, sede competente per le accuse ai magistrati di Roma? Tutte le immaginette di Oscar Luigi Scalfaro a chi indovina.

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