Cassintegrati Fiat. Diamo i numeri
Di tutto si potranno incolpare il Presidente Berlusconi e i suoi, ma certo non della crisi che ha investito il Gruppo Fiat, che ha radici profonde e lontane. anche chi ha il pudore di non accusare, pretende però che il governo imponga scelte alla proprietà, oppure che entri nella compagine societaria: mai sentite baggianate più velleitarie. Un governo liberal-liberista ha solo l’obbligo di tutelare i più deboli, in questo caso i lavoratori, ma senza far violenza, innanzi tutto, all’intelligenza. E questo è stato fatto con un piano che, ricorrendo con la dovuta sollecitudine ai più opportuni ammortizzatori sociali, ha trovato l’approvazione della azienda. Non ancora quella dei sindacati. E la sinistra, grazie alla connivenza di molti colleghi delle televisioni statali e private, fa continuamente materializzare davanti ai nostri occhi lo spettro di migliaia di lavoratori in mezzo ad una strada, assieme alle loro famiglie. Non passano mai, invece, le vere cifre dell’accordo che, non va dimenticato, ha lo scopo precipuo di salvare non meno di 50.000 posti di lavoro. Il numero complessivo dei lavoratori coinvolti nei provvedimenti è di 8100. Di questi, 500 saranno avviati direttamente al pensionamento, non perdendo alcun diritto acquisito, né reddito. Per i restanti 7600 saranno attivati vari tipi di ammortizzatori sociali che garantiranno a tutti, quanto meno, un reddito accettabile fino alla maturazione della pensione. Il governo e l’azienda si sono impegnati a garantire, a tutti coloro che vanno ad essere posti in cassa integrazione, un minimo di sicurezza economica, con la prospettiva del reintegro integrale alla piena attività, entro il dicembre 2003, per una larga maggioranza. In particolare, allo stabilimento di Cassino il ritorno alla piena occupazione è programmato per agosto 2003, mentre per quello di Termini Imprese l’operazione di rientro sarà avviata a partire da settembre e interesserà tutti, tolto coloro che, al termine del periodo di cassa integrazione, potranno essere avviati alla pensione, senza traumi economici e con totale salvaguardia dei diritti acquisiti. Lo stesso vale per i dipendenti dello stabilimento di Mirafiori, i cui rientri saranno scaglionati fra luglio e novembre 2003. Il personale che non potrà essere riassorbito sarà avviato alla pensione con le stesse procedure di salvaguardia attuate nei casi precedenti. La previsione è per un totale di 2400 lavoratori posti in regime di mobilità lunga, quella, cioè, che si attua nei confronti di chi abbia più di 50 anni di età, o 28 di contribuzioni. La durata è di sette anni, nel corso dei quali lo stato erogherà una indennità che, integrata da un contributo aziendale, corrisponderà al 100 per cento della pensione: un vero pre-pensionamento. Fra cassa integrazione e mobilità lunga, nessuno verrà abbandonato a sé stesso. Certo, l’indennità della cassa integrazione, 80 per cento del salario, non è grassa per nessuno, soprattutto per le famiglie. Va detto che, nell’arco dei 12 mesi programmati, il regime sarà applicato a rotazione, per cui nessuno ne sarà interessato per più di 3-4 mesi. E, chi vuole, può prendere parte a corsi di formazione e percepire l’assegno relativo. Certo, è magra e tutti debbono impegnarsi a che questo momento passi alla svelta. La Fiat, che chiuderà il 2002 con un deficit di bilancio di 1,2/1,3 miliardi di euro, nel 2003 attuerà una riduzione di costi pari ad 1 miliardo di euro, e il minor costo del lavoro, in ragione dei tagli e delle sospensioni che abbiamo visto, inciderà per 200 milioni di euro. Nel frattempo investirà 2,6 miliardi di euro annui per i prossimi tre anni. E anche questa è una informazione che deve arrivare al pubblico.
Non solo l’immagine di capannelli di lavoratori dell’Alfa di Arese che non sono fuori dall’Azienda da questi giorni, ma da una decina di anni. E di professione fanno gli agitatori di bandiere rosse.
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