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Uno studio dell’Ocse e della Banca africana di sviluppo mette a fuoco le ragioni della debacle africana: il continente si è impoverito perché ha perso il contatto con l’economia mondiale. Adesso sono gli stessi governi africani a invocare l’aggancio alla globalizzazione. Ma il loro curriculum non è incoraggiante. Tanto che l’africano della strada preferisce chiedere una temporanea “ricolonizzazione”
di Rodolfo Casadei
Per gli americani il tempo dei negoziati è scaduto. L’Europa sostiene invece che zio Sam può e deve provarci ancora. Ma se l’Italia propone un piano Marshall per il Medioriente, dai paesi dell’integralismo islamico non si alzano altre voci se non quelle che incitano alla guerra santa contro Israele. E la solidarietà con la causa palestinese come si esprime? Con opere civili? No, in forma di propaganda del più odioso antisemitismo, carichi di armi, kamikaze imbottiti di esplosivo. Paradossalmente è solo nella democratica Israele che militari al fronte possono permettersi di firmare mozioni pacifiste ed esprimere liberamente punti di vista scomodi per la propaganda di guerra. Un esempio? Ecco un drammatico confronto a distanza tra due israeliani
di Angelica Livnè Calò
Storia di Alfa, ventenne sudanese condannata dalla sharia alla lapidazione per essere stata violentata. E, se da più parti si levano voci di protesta, l’unico a rimanere sordo (da tutti e due gli orecchi) è l’Onu, che recentemente ha escluso gli Usa e accettato il Sudan nella Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite
di Antonio Gaspari
Usa verso un riarmo spettacolare e una determinazione senza precedenti a combattere quello che Bush ha definito “l’asse del male”. Forse ce lo siamo dimenticati, ma l’America ha dichiarato “non negoziabile” la difesa delle libertà personali e civili. Ce lo ricorda il nostro corrispondente ed editorialista del NYT. Che esce di rubrica per affrontare un interrogativo che determinerà il giudizio che la storia pronuncerà sull’Impero americano
di Lorenzo Albacete