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C’era una volta Le Monde (in sindacato con El Pais spagnolo e La Repubblica italiana), un quasi monumento al diritto di cronaca e alla libertà di stampa, oggi ridotto a minculpop della retorica ideologica e delle farneticazioni di un povero premio Nobel. O non sapevate che il direttore dell’Unità è ancora Benito Mussolini e che il circuito mediatico italiano è nelle mani dell’agenzia Stefani?
di Emanuele Boffi
Oggi la Chiesa italiana celebra la giornata per il dialogo ebraico-cristiano. E il prossimo 27 gennaio sarà il giorno della memoria dell’Olocausto. Perché si può parlare di non episodiche celebrazioni. Intervista a Angel Kreiman, Vicepresidente internazionale del Consiglio Mondiale delle Sinagoghe
di Antonio Gaspari
Contrariamente a quanto presumono gli scrittori di toccanti storie sulle conseguenze dell’educazione all’odio, se si hanno davvero a cuore le ragioni della pace e della giustizia in medioriente, anche il giornalismo militante dovrebbe cominciare a consigliare i dirigenti arabi che non funziona parlare di negoziati e poi lavorare alacremente per l’“annientamento di Israele”. Parola di pacifista israeliana. Il caso Karine A., 50 tonnellate di armi ed esplosivi, salpati dall’Iran e destinati all’Autorità Palestinese (come conferma il Dipartimento di Stato Usa)
di Angelica Livne Calò
“Con l’allontanamento di Ruggiero l’Italia ha chiarito la sua posizione, come pure ha votato obtorto collo in favore della nuova valuta imperiale: la quinta per la Germania negli ultimi 84 anni. Ora finalmente la Grand Opera Italia dovrebbe attingere ad un’altra tradizione che le appartiene: quella della sottigliezza”. Così (documenta) il nostro grande corrispondente da Londra. Ecco perché Berlusconi, in un’intervista al Times, ha proposto a Blair e Aznar “passione e lotta per un’Europa” non sottomessa alla burocrazia di un Superstato a guida ex-neo-post-comunista
di Richard Newbury