I nostri lettori lo conoscono da tempo. Si chiama David Jaeger e attualmente ricopre l’incarico di portavoce della Custodia di Terra Santa, comunità francescana a cui da secoli è affidata la cura dei luoghi cristiani in Israele e Palestina. Ebreo e sacerdote cattolico, cittadino israeliano e docente di diritto canonico, è stato definito dalla stampa internazionale una figura che «rappresenta l’incarnazione stessa dell’Accordo Fondamentale» siglato tra Israele e Santa Sede il 31 dicembre 1993. Data storica che suggella sotto il profilo politico-diplomatico il processo di riavvicinamento tra “i fratelli separati” iniziato con l’indimenticabile visita di Giovanni Paolo II alla Sinagoga di Roma, l’abbraccio e la preghiera del Papa con il rabbino capo della comunità ebraica capitolina Elio Toaf e, in tempi più recenti, culminato con lo straordinario viaggio del Papa in Israele. Oggi, in un momento delicatissimo delle relazioni tra Israele e Chiesa cattolica, ci siamo rivolti al nostro amico Jaeger dopo aver ricevuto la notizia che, da domenica 12 novembre, grazie all’ok ricevuto dal governo israeliano, un gruppo di integralisti islamici ha dato avvio ai lavori per la costruzione di una moschea a ridosso del Santuario dell’Annunciazione di Nazareth. Ecco, alla domanda di cosa è in gioco nel contezioso di Nazareth, la drammatica testimonianza resa a Tempi da un uomo che, pur di servire gli ideali per cui ha dato la vita, una patria per il popolo ebraico, relazioni normali, di stima e amicizia, tra Chiesa e Israele, rischia di subire lo scherno e le beffe di quanti hanno pensato (e scritto) di lui come di una quinta colonna sionista a Roma
di David Jaeger