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«Il movimento di don Giussani guarda così alla pretesa dell’uomo contemporaneo alla pienezza di vita, non solo rispettandola ma addirittura invitando il soggetto laico a prenderla egli stesso sul serio, cercando di realizzarla conprendendone le radici profonde». La modernità di CL nell’analisi di un sociologo laico. Autore di un saggio recentemente pubblicato da Il Mulino
di Salvatore Abbruzzese
Ci sono analogie sorprendenti fra l’atteggiamento di gerarchie e organizzazioni cattoliche di fronte al movimento no-global oggi e quello che assunsero davanti ai contestatori del Sessantotto: stesse compromissioni e retromarce, stesse ingenuità e strumentalizzazioni. E identiche sono le ambiguità culturali all’origine del cortocircuito: pauperismo, manicheismo e millenarismo. Un’anticipazione delle pagine conclusive di Davide e Golia al G8. I cattolici italiani e la globalizzazione, libro-intervista di Roberto Beretta a padre Piero Gheddo che sarà in libreria a novembre
di Roberto Beretta
Negli anni ’80 le prime missioni a Dallas, Washington, Los Angeles, New York. Poi, nel decennio successivo, le traduzioni e le presentazioni delle opere di mons. Luigi Giussani nelle università Usa e al Palazzo di Vetro Onu. Oggi il movimento iniziato dal sacerdote di Desio nel 1954 sbarca nella grande prateria nordamericana. Dimostrando capacità di attrazione anche nel cuore dell’“american way of life” e mettendo in crisi la tradizionale separazione tra cattolici liberal e conservatori. “Tempi” ha incontrato alcuni protagonisti del movimento in America. Ecco l’avventura di “Si en’ El”
di Marco Respinti