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Crescita del Pil, tassi di disoccupazione, deficit di bilancio, competitività: negli anni del centrosinistra l’Italia ha perso posizioni sia nelle classifiche UE che in quelle mondiali dei principali indicatori socio-economici. Mentre è aumentato il numero dei poveri e la parte dei profitti nel reddito nazionale a scapito degli stipendi
Cinque punti di debito pubblico recuperati interamente grazie alla riduzione degli interessi (cioè non per merito del governo della finanza italiano, ma grazie alla politica monetaria Ue). In compenso abbiamo avuto più spese correnti, meno infrastrutturali e più entrate (cioè più Stato pesante e più tasse). Mentre uno studio di Mediobanca rivela le aliquote reali del prelievo fiscale in Italia all’epoca di Visco: 30,6% per la grande impresa, 70% per la piccola. Questo il bilancio finanziario di 5 anni d’Ulivo. Che per di più, al governo che uscirà dalle urne il 13 maggio, consegnerà un pacco di bombe ad orologeria (su sanità, previdenza, buchi per decine di migliaia di miliardi in Bilancio) destinate a scoppiare tra giugno e settembre. Chi ha coperto (e copre) tutto ciò? L’alleanza tra grande capitale e catto-comunismo statalista. Nel silenzio dei grandi media. Le prove schiaccianti del gangsterismo fiscale del centro-sinistra nei dati e analisi (su Irap e Dit) che offre in esclusiva a Tempi uno dei maggiori studiosi italiani della finanza pubblica. Intervista a Giuseppe Vitaletti a cura di Luigi Amicone