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Cari lettori, un nostro collaboratore (autore del presente articolo e curatore del nostro “West side story”) è entrato nella squadra del più grande e autorevole quotidiano del mondo, il New York Times. Per la prima volta nella storia della prestigiosa testata, un prete cattolico ottiene una rubrica fissa sul NYT. Ecco la storia esemplare di un incontro tra persone lontane che si ritrovano come in famiglia. Quasi una parabola della collaborazione che potrebbe nascere tra cattolici e laicisti liberal, americani e non
New York. Credo che la cosa potrebbe essere vista solo come un problema di traduzione: da Tempi a Times. Dal prossimo mese, diventerò un editorialista del New York Times e pubblicherò i miei pezzi sul Sunday Magazine, inizialmente una settimana sì e una no, poi ogni settimana. La mia rubrica avrà un titolo fisso (che non è stato ancora stabilito) e racconterà esempi dell’incontro tra fede e cultura oggi. A quanto mi risulta, sarò il primo prete cattolico e, certamente, il primo portoricano a New York a tenere una rubrica sul N.Y.T.
Con la stagione delle Convention, democratici e repubblicani, aprono ufficialmente la campagna elettorale per le presidenziali Usa di novembre. “Con Bush l’impero sarà forte e determinato, ma dovrà usare più la carota che il bastone”. O almeno così scommette un analista italiano in America. Che spiega cosa cambierà nella politica estera statunitense nell’ipotesi (ad oggi la più probabile) del ritorno di un repubblicano alla Casa Bianca
“Se si vota a novembre? Chiedetelo all’ala politica
concretista, ovvero all’on. Mastella.
Ho portato D’Alema al governo perché pensavo che la sinistra avesse ancora un’anima. Poi ho visto Veltroni e mi son detto: ma chi è costui? Berlusconi mi è
simpatico, ha ragione a temere qualche colpo basso
dall’internazionale socialista, se vince farà meno danni
di questo centro-sinistra. Non sono comunista perché sono un estremista di sinistra. Cioè perché credo nel peccato
originale”. Chiacchierata a ruota libera con un grande
protagonista della della storia italiana del dopoguerra.
E saldamente in sella all’attuale fase politica