L’omicidio in pieno stile mafioso di Arkan, il famigerato capo delle “Tigri” accusate dei genocidi in Croazia, Bosnia e Kosovo, ha riproposto la disastrosa condizione dei paesi balcanici, passati dal comunismo a dieci anni di guerre. Fino all’intervento “umanitario” della Nato che per eliminare (senza successo) Milosevic ha distrutto un paese la cui economia, secondo le stime degli economisti, si regge oggi, tra il 30 e il 70%, su attività criminali. Con l’inevitabile contorno di bande di mafiosi che dirimono le loro divergenze “politiche” a colpi di kalashnikov. Ascesa, fortune e morte di un normale gangster di Belgrado