Cattolica

Di Luigi Amicone
18 Novembre 2004
Due premesse e il caso Ferrara-Buttiglione. Le conclusioni le lasciamo ai lettori.

Due premesse
In Paolo VI segreto del filosofo e amico Jean Guitton leggiamo questa osservazione fatta da Papa Montini: «Ciò che mi colpisce quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa».
Nella Lettera ai cristiani d’occidente del grande teologo praghese Josef Zverina, perseguitato e incarcerato all’epoca del comunismo, leggiamo: «Fratelli, voi avete la presunzione di servire alla costruzione del Regno di Dio, assumendo quanto più possibile dal cosiddetto mondo d’oggi: i suoi modi di vita, il suo linguaggio, i suoi slogans, il suo modo di pensare. Riflettete, vi prego: che vuol dire simpatizzare con il mondo d’oggi? Significa, forse, che bisogna lentamente vanificarsi in esso? Sembra purtroppo che vi muoviate proprio in questa direzione…».

Cattolici democratici
Il professor Pietro Scoppola ha scritto “le regole della federazione dell’Ulivo”, è stato animatore dell’Assemblea dei Girotondi, ha fatto comizi per conto dell’associazione Cittadini per l’Ulivo e dall’aprile scorso è membro (con diritto di voto) dell’Assemblea Federale della Margherita. Tutto bene. è bene che gli storici vadano in politica e, trattandosi di Scoppola, è bene che uno dal pedigree come il suo, quello dei cosiddetti “cattolici democratici”, si faccia risentire nel dibattito pubblico. Meno bene invece l’intemerata letta su Repubblica (10 novembre), dove commentando in un editoriale di prima pagina l’incontro Ferrara-Buttiglione al Nuovo, Scoppola ha plaudito alla decisione che ha escluso dalla Costituzione Ue ogni riferimento esplicito alle radici cristiane, ha minimizzato il caso Buttiglione, ha giustificato «alcune discutibili iniziative» di Zapatero e bollato di clerico-fascismo il nostro dibattito al Teatro Nuovo di Milano. «Un testo che lascia senza fiato» ha replicato in un durissimo editoriale il direttore di Avvenire Dino Boffo. Dopo di che, passato il sabato è arrivato il martedì, quello del 16 novembre, all’Università Cattolica di Milano, in cui Ferrara ha discusso con Tempi e Massimo Cacciari sul caso Theo Van Gogh e multicuturalismo. Cosa scriverà adesso il professor Pietro Scoppola, che Cacciari è un traditore dell’Ulivo?

Creature alla Cattolica
In uno dei suoi tre editoriali in risposta alla diessina Claudia Mancina che si era detta sorpresa delle posizioni assunte dal Foglio in materia di religione, fecondazione, Zapatero e caso Buttiglione, Giuliano Ferrara spiega tra l’altro così l’origine della sua discesa in “guerra culturale”: «è una conversione, la nostra, come quella della principessa Alessandra Borghese o quella più discussa di Curzio Malaparte? No, è una conversione nel senso che è la decisione di usare la ragione in modo non strumentale e tecnico, guardando alla sostanza delle cose che sarà inafferrabile e difficile da definire, ma senza la quale non esisterebbe nemmeno la loro forma».
E al Teatro Nuovo, il direttore del Foglio ha aggiunto: «Hanno detto: state esagerando: voi parlate di persecuzione anti-cristiana ma è solo un problema politico. Come se avessimo detto che avevano riaperto il Colosseo: ma noi non abbiamo detto che hanno riaperto il Colosseo… Noi non abbiamo parlato di persecuzione anti-cristiana, abbiamo parlato in modo puntuale di quello che era successo… A “L’infedele” Gad Lerner mi ha detto: “Io non dico che è peccato, dico che è riprovevole”. Gli ho chiesto: “Mi spiegate la differenza, tra ‘peccato’ e ‘riprovevole’?”. “Peccato è sfidare la legge di Dio, mentre dire che un comportamento è riprovevole significa stare all’interno di una moralità intesa laicamente”… ma “peccato” è una parola molto più bella, più significativa, molto più interessante della parola ‘riprovevole’. Però sostanzialmente significa una cosa: che c’è una scelta da fare ed è una scelta da fare sulla scala del bene e del male. è una scelta che facciamo tutti i giorni anche noi secolarizzati, anche noi atei non devoti, anche noi non cristiani. è una scelta necessaria, una scelta obbligata, che riguarda la ragione, la natura dell’uomo, il fatto che l’uomo non è il signore del mondo e non stabilisce da solo, superomisticamente, con il volo autonomo e libero della sua mente, che cosa è il bene e che cosa è il male. L’uomo è in parte questo, ma in parte è creatura. Anzi, diciamola tutta: è creatura».

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